Gazzetta di Reggio

Reggio

Infortuni e precariato Difficile Primo Maggio

di Roberto Fontanili
Infortuni e precariato Difficile Primo Maggio

Oggi il corteo in centro e i comizi in piazza Martiri del 7 Luglio Dal 2012 al 2017, a Reggio e provincia le vittime sul lavoro sono state 94

5 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Il Primo Maggio, il giorno dei lavoratori che si celebra oggi, sarà l’occasione per riflettere su quello che pare un destino ineluttabile: se riprendono il mercato del lavoro e l’occupazione, immediatamente aumentano anche gli infortuni sul lavoro. Ma c’è una novità ulteriore a peggiorare un quadro già di per sé preoccupante. Sulla base degli ultimi dati relativi al 2017 ad infortunarsi maggiormente sono i precari e i giovani, mentre negli anziani si assiste ad un aumento delle malattie professionali e di infortuni più gravi, così come si registra un incremento di infortuni tra le donne.

«Un quadro – dicono Cgil – Cisl e Uil – frutto di una generale intensificazione dei ritmi di lavoro, del carattere temporaneo di molti lavori a termine o in affitto, della discontinuità delle carriere e di una conseguente adeguata formazione professionale. A cui si aggiunge che in molti casi la manutenzione degli impianti sui quali spesso si interviene solo per le riparazioni al fermo produttivo». Anche il Psi reggiano nel celebrare la festa del Primo maggio pone l’accento sugli infortuni e sulla precarietà del lavoro: «È urgente una riflessione tra le forze di sinistra, sindacati e lavoratori, affinché il lavoro e i suoi diritti tornino ad essere il tema principale nei prossimi mesi e sia la base di confronto per il governo del paese, quale esso sia».

I numeri. L’aumento del numero degli infortuni è generalizzato in Italia come a Reggio. Sulla base dei dati Inail riferiti al 2017, ed elaborati da Cgil, Cisl Uil, nella nostra provincia gli infortuni denunciati sono stati 10.950 (+ 160 rispetto al 2016), quelli riconosciuti sono stati 6.500. Le malattie professionali denunciate sono state 1.212 mentre quelle riconosciute sono state oltre 900. Ma al di là dei numeri è il trend a preoccupare soprattutto se si parla di infortuni mortali. A Reggio, sempre sulla base dei dati Inail, nel periodo 2012 – 2017 gli infortuni mortali sono stati 94 (di cui 11 solo nel 2017).

In regione nel 2017 gli infortuni mortali sono stati 115. Se si considerano poi esclusivamente quelli avvenuti sul posto di lavoro, sono 26. Tanti, troppi. Un costo non solo in termini di vite umane e di centinaia di famiglie che restano segnate per sempre, ma anche in termini economici: il costo degli infortuni incide tra 2.5% e il 3.2% del Pil.

Valerio Bondi della Cgil reggiana, Domenico Chiatto della Cisl Emilia Centrale e Luigi Tollari segretario della Uil di Reggio e Modena sottolineano che «se negli ultimi anni si è registrato un aumento di attenzione e di misure di prevenzione, anche nella nostra regione, a fronte di una ripresa produttiva si assiste ad un drastico calo del numero degli ispettori e delle visite effettuate. I primi sono passati da 344 unità del 2014 a 312 mentre le visite da 21.603 del 2014 sono state 19.984 nel 2016».

L’Osservatorio indipendente. I dati dell’Osservatorio indipendente di Bologna sui morti sul lavoro aggiornato al 30 aprile confermano il trend denunciato dai sindacati. Da inizio 2018 i morti sui luoghi di lavoro in Italia son stati 220 e se a questi si aggiungono i morti per incidenti stradali e in itinere (ovvero da e per il posto di lavoro) salgono a 450. I dati forniti dall’osservatorio correggono anche il numero dell’Inail per il 2017. Per l’Istituto infatti i morti complessivi sono stati 1.029 mentre per l’Osservatorio vanno conteggiati anche i 139 agricoltori rimasti schiacciati dal trattore e diversi altri casi di lavoratori che non compaiono tra le denunce Inail, facendo così salire il totale a 1.380.

I dati riferiti al 2017 dell’Osservatorio quantificano in 632 gli infortuni mortali sui posti di lavoro e in 1.400 il totale complessivo contando anche i morti sulle strade e quelli in itinere.

Per quanto riguarda i diversi settori, l’agricoltura anche nel 2017 ha superato il 30% di tutti i morti sul lavoro e l’edilizia da sola rappresenta il 20%, seguiti da industria e autotrasporto che oscillano tra il 10 % e il 25% dei morti. Infine gli stranieri morti per infortunio, che rappresentano il 10% del totale da inizio 2018.

Confimi. Una riflessione che ha a che vedere con il lavoro e l’indispensabile formazione professionale arriva da Mario Lucenti, direttore generale di Confini Emilia, che sottolinea come la ripresa del mercato del lavoro mostri come a creare nuovi posti siano le piccole imprese con un tasso di crescita de 3,8%, quasi il doppio rispetto al +2% fatto segnare dalle imprese medio grandi.

«Reggio – sostiene Lucenti – si assesta all’undicesimo posto in Italia, mentre Modena si colloca all’ottavo posto». Poi Lucenti chiude con una riflessione: «Solo le nostre aziende associate in Italia sono pronte ad assumere entro il 2019 circa 1.500 tra operai e tecnici. Il problema è che mancano figure qualificate. Vista questa situazione sarebbe opportuno rifondare i nostri istituti professionali e tecnici che oggi assomigliano troppo ai licei».

Lapam. Anche Lapam Confartigianato interviene sullo stesso tema e sostiene che «mentre riparte il lavoro servono però figure specializzate». A Reggio il tasso di occupazione (ovvero le persone in età compresa tra i 15 e i 64 anni che lavorano) continua a crescere e si è passati dal 68.2% del 2016 al 68.4% del 2017 e sta tornado verso i massimi livelli toccati nel 2008, quando la percentuale era del 71.9%. Lapam rimarca poi la difficoltà a individuare le figure professionali richieste dal mercato. «Sulle 128 figure professionali più richieste dalle imprese artigiane – afferma l’associazione – per diciannove figure si rileva una difficoltà di reperimento che è pari a più del doppio rispetto alla media rilevata per il totale delle imprese».

In particolare sulla base della ricerca effettuata da Lapam a livello nazionale a scarseggiare in particolare sono: tecnici programmatori, tecnici esperti in applicazioni, analisti e progettisti di software, tecnici meccani, professioni tecniche della salute, ma anche sarti, modellisti, cappellai e ingegneri energetici e meccanici.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google