Gazzetta di Reggio

Reggio

L’area naturalistica Oasi Pegolotta ritorna a splendere

di Juri Panciroli
L’area naturalistica Oasi Pegolotta ritorna a splendere

Rimasta isolata dopo la costruzione dell’A1 nel 1959 è caratterizzata da fontanili e biodiversità spontanea

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Vogliamo che Reggio diventi la città dell’escursionismo!». Parole ambiziose del presidente della sezione reggiana della Federazione Pro Natura, l’architetto Giuliano Cervi, che a titolo volontario ha dato supporto al Comune di Reggio per la riqualificazione dell’Oasi Pegolotta. Un’opera costata 64mila euro, finanziata da fondi europei gestiti dalla Regione Emilia Romagna, provenienti da un bando sullo sviluppo rurale per interventi di valorizzazione delle aree protette. Domenica 13 maggio, contemporaneamente all’oasi, verrà inaugurato anche il sentiero ciclopedonale del Cai che la collega a Reggio. «La Pegolotta è una navicella del tempo – rimarca Cervi nel ricordare l’importanza della zona – rimasta isolata nel cuore della pianura reggiana e campeginese dopo la costruzione dell’A1 nel 1959 e quindi esclusa dalla grande proprietà agricola di Valle Re, zona da sempre caratterizzata da fontanili e ricca di biodiversità spontanea di grande interesse. Nel 1992 il neo costituito ministero dell’Ambiente mise a disposizione fondi per le associazioni ambientaliste nazionali riconosciute, tra cui Pro Natura, perciò l’ho segnalata subito perché venisse acquistata e da allora è un serbatoio genetico, un luogo testimoniale di conservazione di quella che era la pianura 70 anni fa. L’obiettivo era di conservare la sua natura senza far niente al suo interno, se non un minimo di attrezzatura didattica con cartelli che ne spiegassero la specie, una passerella di collegamento a Valle Re, una tettoia e la manutenzione. Ma, durante l’ultima seduta di consiglio di Pro Natura dell’anno scorso, ho chiesto che si puntasse a una valorizzazione culturale e didattica della zona per fare un sentiero geostorico e naturalistico di godimento pubblico all’interno dell’oasi e così ci siamo mossi. Per avere accesso ai fondi europei abbiamo stipulato una convenzione col Comune di Reggio che, per i prossimi 10 anni, avrà l’area in comodato d’uso per farne un luogo di particolare richiamo didattico per scuole o adulti interessati a visitarla per escursionismo. Allo stesso modo vogliamo costituire una comunità di gestione dell’area, insieme a residenti volontari che possano aiutarci con piccoli lavori di manutenzione e di controllo».

Una riqualificazione dell’oasi che mira a far conoscere e apprezzare la storia del territorio. «È stato realizzato il primo sentiero geostorico e paesaggistico delle terre campeginesi, sopraelevato su legno. A fianco della passerella ci saranno cartelli che ricostruiscono la storia del luogo: dalle terre del golfo marino padano di milioni di anni fa ai villaggi del neolitico, dalla centuriazione romana alle vaccherie benedettine di Valle Re, Casaloffia, Gualtirolo e Traghettino, fino ai nostri giorni. Secondo l’agronomo reggiano Mario Iotti, ad esempio, il Parmigiano Reggiano è nato in zona Pegolotta. Le vaccherie avevano a disposizione un surplus di latte che consentiva di fare formaggio in abbondanza, favorito dai fontanili che consentivano di irrigare i prati anche d’inverno per ottenere uno o due tagli di foraggi in più. Inoltre, parlando con persone anziane del luogo, ho saputo che anche la famiglia Cervi prima di arrivare a Praticello ha abitato a brevissima distanza dalla Pegolotta. Con l’inaugurazione del 13 maggio verrà stipulato un protocollo d’intesa tra i Comuni di Campegine e di Reggio Emilia, l’Istituto Cervi, il Cai, Pro Natura e Confagricoltura per prendere atto dell’importanza di questi luoghi, affinché le loro bellezza e peculiarità siano sempre più tutelate nel tempo».



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google