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Omicidio, chiesti danni per mezzo milione di euro

Omicidio, chiesti danni per mezzo milione di euro

Fabbrico: si sono costituiti parte civile il padre e lo zio materno del 22enne Waqas Vie giudiziarie divise per gli imputati: Ghulam al rito abbreviato, Naveed in Assise

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FABBRICO. Poco più di mezz’ora – ieri in tribunale a Reggio Emilia – per dare una prima incanalatura giudiziaria all’omicidio del pakistano 22enne Ahmed Waqas. I due alla sbarra, connazionali della vittima, hanno imboccato strade processuali diverse: il 46enne Mustafa Ghulam (detenuto alla Pulce e difeso dall’avvocato veronese Giampaola Cazzola) verrà giudicato con rito abbreviato “condizionato” all’interrogatorio dell’imputato stesso, mentre il 39enne Shamraiz Sadiq Naveed (è libero e risulta assistito dal legale mantovano Paolo Campostrini) non avendo fatto richieste al gup Luca Ramponi si avvia verso un procedimento ordinario in Assise.

Entrambi gli imputati sono presenti in aula, mentre le due parti civili hanno per il momento preferito disertare l’udienza preliminare. Per quest’ultimi hanno comunque parlato gli avvocati che li tutelano, facendo le relative richieste di risarcimento-danni: 400mila euro da parte del padre della vittima (tramite gli avvocati Francesco Tazzari e Mauro Intagliata) e 100mila euro da parte dello zio materno di Waqas (l’assiste il legale Mario Di Frenna) che ospitava il 22enne a Fabbrico ed ha seguito le complicatissime indagini (per due anni la salma è rimasta in una cella frigorifera). Per ragioni tecniche, il processo si biforcherà ma solo dalla prossima udienza, cioè alla metà di luglio.

Ghulam e Naveed sono accusati dal pm Giacomo Forte di aver ammazzato Vaqas prima con un fendente al ventre poi con un altro alla gola (la notte del 15 febbraio del 2014) e sotterrato in un campo in via Cascina a Fabbrico (cadavere trovato molto mesi dopo e del tutto fortuitamente). Il movente? Il giovane pakistano avrebbe sparlato della bella moglie di Naveed che viveva, a quel tempo, nel paese d’origine del marito. I due, secondo le indagini dei carabinieri del nucleo operativo e investigativo di Reggio Emilia, avrebbero architettato una messa in scena degna di un noir, durata per molti mesi, per far cadere il pakistano nella trappola e quindi ucciderlo. Avrebbero fatto innamorare Waqas di una donna del tutto fittizia, esistente solo su un profilo Facebook da loro governato, per indurlo ad allontanarsi da Fabbrico per seguirla in Germania. La notte della partenza, dopo i saluti ai parenti, lo avrebbero ucciso e poi avrebbero occultato il cadavere. Naveed – che viene considerato dagli inquirenti l’esecutore materiale del delitto – nega su tutta la linea: «Non avevo motivo di astio contro la vittima, non l’ho ucciso, quella sera dormivo». Si dichiara estraneo al fatto di sangue anche Ghulam: «Ho solo partecipato alla costruzione dello scherzo, alla creazione del finto profilo Facebook. L’ho fatto per necessità, ma non ho ucciso io Ahmed Waqas». Pesanti le accuse: omicidio aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dai futili motivi.(t.s.)

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