«Pd, è l’ora dell’unità e della responsabilità»
Appello dei segretari di Reggio, Modena e Ravenna: «Occorre entrare nel merito di temi e proposte»
REGGIO EMILIA . La chiusura di Matteo Renzi a ogni ipotesi di Pd al governo, in Emilia non trova solo consensi, ma trova anche chi si smarca, quasi con insofferenza. I primi a farlo pubblicamente sono i segretari delle federazioni Pd di Reggio, Modena e Ravenna, che firmano congiuntamente «un appello all’unità e alla responsabilità del Partito Democratico», per rilanciare il Pd e rinnovare l’Italia. Un documento in cui sostengono che oggi serve «un grande percorso di rielaborazione e di rilancio del progetto Pd che per natura trascenda la scelta del segretario e si basi su un progetto di lungo periodo».
Se si condivide questo percorso, rimarcano, «diviene prioritaria la modalità con cui si ridefinisce la piattaforma dei valori, più che la scelta del segretario e per questo motivo riteniamo che debba essere data piena delega a chi esercita la funzione di segretario».
Che deve raggiungere tre obiettivi: avere l’operabilità politica per rappresentare il Pd, coinvolgere gli iscritti sulle scelte da compiere in questa fase, impostare e farsi garante di un percorso del progetto politico che sfoci in un congresso. I tre segretari Pd: Andrea Costa, Davide Fava e Alessandro Barattoni, sottolineano l’esigenza di «rilanciare il partito e di rinnovare l’Italia» sostenendo che “l’Italia merita un Partito democratico capace di essere bastione della politica e non di semplice testimonianza, arroccato in posizione attendista o peggio aventiniana». Quel che serve scrivono «è un Pd alternativo alla destra, capace di raccogliere intorno a una cultura di governo e di cambiamento le forze di centro-sinistra, democratiche, ambientaliste, femministe e autonomiste sparse e sfiduciate». Una posizione a cui i tre segretari provinciali – che non hanno chiarito se si esprimono a titolo personale o dopo aver riunito gli organi dirigenti delle rispettive federazioni – arrivano dopo una lunga premessa che parte dalle elezioni del 4 marzo scorso. «Un voto – scrivono – che ha determinato una situazione di stallo» nella convinzione «che la prolungata assenza di un governo o di una soluzione populista metterebbe il Paese in condizioni di ulteriore difficoltà».
Poi aggiungono: «In questo delicato momento anche per la vita del nostro partito, sentiamo il dovere di lanciare un appello ai nostri dirigenti. Riteniamo fondamentale che il Pd esca dalle diatribe congressuali e dai personalismi» e che «mai come oggi il Pd deve riaffermare la democrazia come valore e prassi della sua vita interna e per la politica nazionale». I tre dirigenti Pd concludono: «Non ci si può limitare a discutere se stare all’opposizione o garantire appoggi a fantomatici governi tecnici, del presidente o politici. Occorre entrare nel merito di temi e proposte e su questa base definire l’interazione con le altre forze politiche. L’Italia merita che il dibattito torni alla politica, non si limiti ai veti sui singoli esponenti».
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