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Tutto il rugby in angoscia per Rebecca, il padre: «La medicina ha finito le munizioni, la fede no»

di Leonardo Grilli
Tutto il rugby in angoscia per Rebecca, il padre: «La medicina ha finito le munizioni, la fede no»

La 18enne reggiana è ancora in rianimazione dopo il grave infortunio in campo, stabile ma in condizioni molto critiche

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REGGIO EMILIA. Dopo il grave incidente di gioco che ha mandato la 18enne Rebecca Braglia in ospedale, con un gravissimo trauma cranico, in tutto il rugby emiliano-romagnolo si respira un’aria di sconforto, incredulità e speranza.

Incredulità per quello che è successo, durante una normalissima azione di gioco eseguita migliaia di volte. Speranza perché le condizioni della giovanissima reggiana migliorino, e lei possa tornare presto a correre con le amiche di sempre.

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Le notizie ufficiali, quelle più importanti in situazioni come queste, vengono dai bollettini dell’ospedale Bufalini di Cesena dove è arrivata domenica mattina, trasportata con l’elisoccorso poco tempo dopo lo scontro di gioco in campo a Ravenna.

Qui Rebecca è stata sottoposta immediatamente a un intervento chirurgico d’urgenza per l’eliminazione di un ematoma subdurale, concluso il quale è stata ricoverata nel reparto di Rianimazione in prognosi riservata. E anche questa mattina, martedì 1 maggio, l’ultimo aggiornamento dal Bufalini, nella mattinata di oggi mercoledì 2 maggio alle 8.30, ha riportato le stesse drammatiche notizie: Rebecca è ancora in Rianimazione, stabile ma in condizioni molto critiche.

Lotta, fra la vita e la morte, circondata dai familiari, da alcune amiche e compagne del rugby e dall’allenatore che l’ha portata nella squadra femminile dell’Amatori Parma. Il padre della ragazza, Giuliano Braglia, ha lanciato domenica mattina su Facebook un appello che in poche ore è diventato virale sul social.

Commentato e condiviso centinaia di volte da amici, sportivi, persone che non hanno mai conosciuto la famiglia ma che sono stati molto colpiti da questa tragedia. «Chiedo a tutti – scrive Giuliano allegando una foto della sua piccola rugbista di qualche anno fa – di pregare per mia figlia Rebecca che sta combattendo per la vita in Rianimazione a Cesena dopo un terribile infortunio sportivo».

Un secondo post, condiviso lunedì notte sempre del papà di Rebecca, fa infine capire quanto siano disperate le condizioni della 18enne: «La medicina ha esaurito le munizioni, la fede no. Pregato per Rebecca».



Momenti molto delicati, e proprio per questo la società ancora non ha preso contatti con la famiglia della ragazza, ritenendo più opportuna la presenza del coach che meglio di tutti la conosce all’interno del club.

«Sono ore molto difficili per la famiglia, per le compagne e per tutte le ragazze che erano là a Ravenna al momento dell’incidente – racconta al telefono il presidente dell’Amatori Parma, Daniele Ragone – Noi dirigenti siamo stati in un certo senso più fortunati, non lo abbiamo vissuto in prima persona, ma per delle giovani di quell’età si è trattato di un dramma pesantissimo».

La squadra femminile dell’Amatori è nata a settembre dello scorso anno e fra tutte Rebecca è la giocatrice con l’esperienza maggiore, nonostante la giovane età.



«La sua storia rugbystica – spiega ancora Ragone – è iniziata a Reggio Emilia verso i 10/12 anni, poi è passata al Colorno e dopo un anno di stop è venuta da noi. A chiamarla è stato direttamente l’allenatore del team, che l’aveva già seguita negli anni precedenti. Per questo come società abbiamo ritenuto opportuno, in questo momento, lasciare che sia lui a stare più vicino alla famiglia, piuttosto che soffocarli con presenze che potrebbero essere di troppo».

Domenica prossima, intanto, è in programma un’altra giornata di partite per il rugby femminile a sette di Coppa Italia. Ma le società sportive coinvolte, il consiglio regionale e la Federazione italiana rugby stanno valutando cosa sia più opportuno fare. Se andare avanti nonostante tutto, sospendere il campionato o organizzare un evento di altro tipo per Rebecca.

L’attenzione, infatti, più che al torneo è rivolta alle ragazze, che stanno vivendo momenti difficili e che, per adesso, sono ancora troppo sconvolte. Saranno loro stesse a dare l’assenso, o a fermare tutto.

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