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Reggio Emilia, commessa rapinata in centro: era una messinscena organizzata da lei e il findanzato

Leonardo Grilli
Reggio Emilia, commessa rapinata in centro: era una messinscena organizzata da lei e il findanzato

Denunciata dalla polizia la dipendente di "Shoes....NO-BOX", in via Andreoli, e il suo fidanzato. Hanno finto una rapina per intascarsi i 4mila euro di incasso, denunciati per simulazione di reato e furto

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REGGIO EMILIA. Aveva chiamato la polizia dichiarando di essere appena stata rapinata da un uomo di colore alto e vestito di scuro, che le aveva sottratto 4mila euro di incasso mentre stava andando a depositarli in banca. Peccato che non esistesse nessun rapinatore straniero, nessuna violenza e nessuna rapina. Si era inventata tutto per intascarsi i soldi.

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Una vera e propria messinscena ordita dalla giovane dipendente del negozio di scarpe "Shoes....NO-BOX" di via Andreoli, con la complicità del suo fidanzato. Un racconto che però non ha ingannato gli investigatori della squadra mobile di Reggio Emilia, coordinati dal dirigente Guglielmo Battisti, che grazie all'ausilio delle telecamere e a una serie di interrogatori serrati hanno fatto crollare la giovane.

La finta rapinata domenica 29 aprile aveva raccontato ai poliziotti che verso le 11:35 un criminale l'aveva rapinata mentre si stava recando a piedi presso la filiale Carisbo di piazza Martiri del 7 luglio per effettuare il versamento del contante di cassa.

La commessa ha spiegato che lo straniero, dopo averla seguita lungo la strada, l'aveva spinta alle spalle intimandole di dargli la busta contenente il denaro, circa 4mila euro, e lei intimorita dal fare violento del malvivente gliela aveva consegnata rifugiandosi poi all’interno del negozio.

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La ragazza ha anche descritto dettagliatamente il rapinatore agli agenti, parlando di un corpulento uomo di colore, altro circa 180 cm di corporatura robusta, con pantaloni scuri e felpa blu a maniche lunghe. Anche se non aveva il volto coperto, indossava una cuffietta in testa.

Molte però le stranezze di questo racconto che hanno fatto insospettire la Mobile. In primo luogo il fatto che la giovane avesse scelto proprio la domenica, giorno in cui le banche sono chiuse, per effettuare il versamento del contante.

Le immagini delle telecamere di videosorveglianza del centro storico, assieme alle contraddizioni in cui è caduta la 23enne sentita più volte dagli inquirenti, hanno infine completato il quadro. Lunedì, pressata dalle domande della polizia, la ragazza è definitivamente crollata.

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Ha ammesso di essersi inventata tutto e ha confessato la verità. Dopo aver messo i soldi nella busta, è uscita dal negozio per incontrarsi poco più avanti con il fidanzato, al quale ha consegnato i 4mila euro. Lui è quindi andato nell'abitazione dove vivono assieme, ha nascosto i soldi nella federa del cuscino, ha buttato la busta e dopo essersi cambiato è tornato da lei, che nel frattempo aveva già allertato la polizia.

Qui i due si sono dimostrati dei validi attori, simulando pianti e sconcerto (lei) e rabbia e preoccupazione (lui). Non abbastanza, però da ingannare gli investigatori della questura.

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