Pd, i reggiani chiudono le porte al M5s
Scetticismo, perplessità e contrarietà all’ipotesi di un’intesa di governo: una linea bocciata ieri dalla direzione nazionale
REGGIO EMILIA . La linea di netta chiusura al M5s e è prevalsa nella direzione nazionale del Partito democratico. Sono più sfumate le opinioni degli esponenti reggiani del Pd, fra i quali prevale un atteggiamento di apertura al dialogo, ma di pessimismo sull’eventualità di un’intesa. Della direzione nazionale fanno parte Graziano Delrio, Andrea Rossi e Ottavia Soncini. Quest’ultima riflette le conclusioni della riunione: «L’alleanza Pd-M5s – asserisce – è un capitolo chiuso. La direzione nazionale e la maggior parte degli elettori Pd non sono d’accordo ad un appoggio del Pd ad un governo Di Maio o Salvini. Non è una questione di renziani o non renziani, ma di incompatibilità valoriale e programmatica. Sono opzioni politiche agli antipodi dalle nostre priorità e delle cose in cui crediamo. Si può dialogare certo, come ovvio in democrazia, ma fare un governo politico insieme sarebbe un grave errore».
Anche Rossi, renziano della prima ora, è tra i meno propensi all'alleanza: «Il nostro partito – afferma – ha di fronte la richiesta del Presidente della Repubblica di trattare con le altre forze politiche dopo che queste non sono state in grado di intendersi a causa di veti contrapposti. Non possiamo sottrarci al confronto, ma il punto di caduta non può essere un governo guidato da figure come Luigi Di Maio e Matteo Salvini, da cui ci divide quasi tutto. Salvini rappresenta una destra ancora abbastanza xenofoba e razzista. Da Di Maio siamo distanti per la qualità della democrazia. I nostri iscritti e militanti sono in maggioranza contrari a un accordo. Spero, come militante prima ancora che dirigente, che il Pd dimostri maturità con una posizione unitaria».
È ancora più drasticamente renziana la chiusura di Andrea Capelli: «Non penso – dice il capogrupppo Pd in Sala Tricolore – che esistano le condizioni per una trattativa con i Cinque Stelle. Loro dissero no, grazie, a Bersani. Ora, a parti invertite, dobbiamo dare la stessa risposta. Se poi arrivasse una proposta di Mattarella il Pd dovrebbe dire: fate voi la prima mossa. Devono essere loro a cercare noi. Intanto quelli che invocano il voto anticipato stanno bleffando. Bisogna accettare la sfida. Scommetto che i Cinque Stelle e la Lega correrebbero a formare insieme il governo. Hanno vinto i partiti populisti. Noi, che non lo siamo, non dobbiamo intavolare con loro alcun confronto». Vanna Iori, rieletta al Senato, è fra i parlamentari del Pd che dovranno dare seguito alle indicazioni della direzione. La sua è un’apertura solo a metà: «Sarebbe assurdo e politicamente scorretto – sottolinea – esprimere un no a priori. Sono favorevole a un incontro, ma ho molte perplessità su un eventuale governo con i Cinque Stelle. Si potrebbe intavolare un dialogo su alcuni punti fermi. Sul tema del lavoro vale il nostro reddito di inclusione, diverso dal loro reddito di cittadinanza. Sulle politiche migratorie si devono affermare lo ius soli e il welfare generativo, che impegna gli immigrati in lavori socialmente utili. In quanto all'Europa, è da verificare l'autenticità della svolta europeista di Di Maio».
Anche Giammaria Manghi, presidente della Provincia, è contrario a un no aprioristico: «Tuttavia – precisa – sono perplesso sulla possibilità di fare un governo con i Cinque Stelle. Ci separano distanze molto marcate. Non possiamo rinnegare le riforme e le leggi che abbiamo voluto». È sulla stessa linea che era stata espressa dal sindaco Luca Vecchi, per il quale le «divisioni e contrapposizioni molto profonde» rendono «poco probabile una convergenza». Tuttavia a suo parere si può iniziare un confronto «con dignità, con le nostre idee e verificando le condizioni per andare o meno avanti». Andrea Tagliavini, sindaco di Quattro Castella, pone dei paletti all'eventuale dialogo con i grillini: «Il Pd deve riprendere con forza a fare politica definendo alcuni punti programmatici molto precisi. Non si può rimanere in attesa che altri decidano. Questa fase politica delicata va affrontata con concretezza, delineando le cose da fare».
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