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Reggio Emilia, donati gli organi di Rebecca Braglia: un regalo che significa la vita

di Leonardo Grilli
Reggio Emilia, donati gli organi di Rebecca Braglia: un regalo che significa la vita

La famiglia della rugbista reggiana ha acconsentito alla donazione d’organi. Ultimo atto di generosità. Il papà: «Mia figlia continuerà ad aiutare gli altri»

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REGGIO EMILIA. La morte della giovane rugbista Rebecca Braglia è un dolore che non trova spiegazione, una tragedia che sembra non avere un perché. E che segnerà per sempre la vita di molte persone che hanno avuto la fortuna di conoscere e apprezzare la «piccola guerriera», come veniva chiamata in ambito sportivo.

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Ma anche in momenti così difficili, la famiglia della 18enne reggiana ha voluto rendere onore alla ragazza, dando seguito anche nella morte a quelle che sono sempre state le sue più grandi qualità: generosità, coraggio, altruismo. Il papà di Rebecca, Giuliano, la mamma Marina e il fratello ingegnere Federico, che non l’hanno lasciata mai da sola, hanno infatti acconsentito all’espianto degli organi della giovane.

L’intervento di espianto è stato eseguito all’ospedale Bufalini di Cesena dove la 18enne era stata operata e ricoverata domenica mattina dopo l’incidente di gioco a Ravenna.



Organi «di una rugbista, di una persona forte» ha detto il papà Giuliano, mantenendo anche in questa circostanza quella dignità e quella compostezza che ha caratterizzato tutta questa tragica vicenda. Così anche dopo la morte Rebecca potrà «aiutare tante persone», ha proseguito il padre, nella speranza che «si meritino questo aiuto».

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Terminate le procedure mediche si dovrà attendere il nullaosta per poter fissare i funerali e, nell’attesa, la famiglia è rimasta ancora a Cesena, accanto a Rebecca, per non lasciarla mai da sola. Intanto sul profilo Facebook del padre Giuliano, che mercoledì pomeriggio ha annunciato la scomparsa della figlia, continuano ancora ad arrivare centinaia di messaggi di cordoglio.

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«Noi non ci conosciamo», così iniziano la maggioranza dei commenti pubblicati su Facebook da sportivi, genitori, coetanei della ragazza.Sconosciuti che hanno sentito come proprio il dolore per la perdita della coraggiosa combattente. Chi invece Rebecca la conosceva bene sono i suoi compagni di classe del liceo Aldo Moro, frequentato dalla 18enne dopo che qualche tempo fa si era trasferita lì dallo Spallanzani.

Gli studenti, appresa la notizia, sono rimasti sconvolti e scioccati. In tutto l’istituto la dirigenza scolastica ha disposto un minuto di silenzio in memoria della studentessa. Quindi i compagni di classe della rugbista hanno parlato con uno psicologo. Per trovare la forza di andare avanti, continuare «a giocare».

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Così come avrebbero voluto lei e suo padre che, interpretando la volontà della figlia, mercoledì aveva scritto su Facebook: «Rebecca era una rugbista e ringrazia tutti i rugbisti, ora gioca nel campionato dei Cieli, voi dovete continuare quello terreno». Un appello a proseguire con la vita, a non fermarsi nel dolore per onorare la memoria di Rebecca.

«In questi momenti terribili voglio ringraziare tutto il mondo del rugby e soprattutto il padre di Rebecca – ha dichiarato il presidente regionale della Fir, Giovanni Poggiali – ci ha dato un grande esempio di dignità e non è affatto scontato dire che si deve continuare a giocare. Questo ci responsabilizza tutti, le ferite psicologiche ora vanno sanate e ci vorrà del tempo ma questo è quello che dobbiamo fare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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