«A Reggio non abbiamo agenti in borghese»
Aristarchi (Seta): «A differenza di Modena nessun protocollo ma collaboriamo sempre con la polizia»
REGGIO EMILIA. «Un presidio di agenti nei poli scolastici della città o alle principali fermate dei bus basterebbe per evitare episodi di questo genere», aveva detto il padre del 17enne aggredito dalla baby gang. La polizia municipale infatti è presente all’entrata e all’uscita delle scuole dell’obbligo, ma non delle superiori. Servirebbe una presenza anche sui mezzi pubblici, come gli agenti di polizia municipale in borghese presenti sugli autobus a Modena e Carpi, ma non a Reggio.
Abbiamo chiesto il motivo a Simone Aristarchi, vicedirettore d’esercizio di Seta e responsabile dello stabilimento di Reggio Emilia. Perché nella vicina Modena sì e nella nostra città no?
«Con le polizie municipali di Modena e Carpi sono stati sottoscritti dei protocolli di intesa, su richiesta delle amministrazioni, affinché il personale Seta dia piena collaborazione agli agenti che salgono sui bus senza indossare la divisa, agevolandone i compiti in caso di episodi di borseggi, molestie ecc. I protocolli di intesa servono ad informare e sensibilizzare ulteriormente il personale Seta. Ma già oggi gli agenti in divisa che stanno espletando il servizio possono circolare liberamente sui mezzi pubblici. Certo in borghese è più utile per cogliere sul fatto i malintenzionati».
A Reggio non si pensa ad un protocollo simile?
«Abbiamo fatto interventi di questa natura nella Bassa, dove in seguito alle segnalazioni sulla pericolosità di alcune fermate, a causa del comportamento scorretto degli studenti, il comando di polizia municipale Terre di Mezzo aveva incaricato agenti in borghese, che avevano trovato riscontri. Anche i verificatori hanno in parte hanno questo ruolo di controllo sociale».
Sul bullismo notate un aumento del fenomeno?
«La percezione è fallace, bisogna rimanere ancorati ai numeri. Seta in passato è stata convocata dalla questura e dalla prefettura per un paio di episodi: ci hanno chiesto se avevamo notato dal punto di vista numerico un incremento di aggressioni verbali o fisiche nei confronti degli autisti, ma in base ai dati si trattava per lo più di diverbi tra utenti. Sul bullismo vero e proprio all’interno dei mezzi non abbiano segnalazioni. È chiaro che laddove c’è una utenza debole, come gli studenti, le fermate vengono usate dal malintenzionati per “pescare” le vittime e verificare se un minore possiede un iPhone interessante o un giubbotto di marca: poi seguirlo fino a casa è un metodo consueto e difficile da contrastare. All’azienda risultano più che altro furti con destrezza e borseggi sulle linee più affollate. Due i recenti episodi avvenuti sui Minibù: in alcuni casi siamo riusciti anche a dare una mano alle forze dell’ordine coi filmati dalle telecamere. Al momento sono dodici i mezzi urbani videosorvegliati con il nuovo sistema, che avevamo testato prima di espletare la gara. La videosorveglianza garantirà più sicurezza». (am.p.)
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