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Sciopero all’Interpump per i premi del contratto

Sciopero all’Interpump per i premi del contratto

Braccia incrociate ieri negli stabilimenti reggiani per il rinnovo dell’integrativo Dopo il boom dei ricavi e utili anche 450 lavoratori chiedono di rivedere i benefici

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SANT’ILARIO. A dieci giorni dall’assemblea che ha incorniciato il bilancio record di Interpump, i 450 dipendenti reggiani dell’azienda di Sant’Ilario battono un colpo sulla cassa che ha incamerato nel 2017 ben 137 milioni di utili, eleggendo la società di pompe ad altra pressione tra le prime della classe in Italia.

I benefici incamerati, secondo la Fiom, vanno riconosciuti anche alle maestranze. Ecco allora che il contratto integrativo scaduto alla fine dell’anno scorso diventa l’ago della bilancia della trattativa sul rinnovo, partito con uno sciopero. I lavoratori - un terzo impiegati, due terzi operai, distribuiti nei quattro stabilimenti tra Calerno e Campegine - hanno incrociato ieri mattina le braccia per chiedere il rinnovo dell’integrativo. Chiedono un ritocco all’insù in un’azienda dove è già ritenuto medio-alto, con benefici economici massimi nel quadriennio di circa 10mila euro a dipendente tra premio di risultato, premio di prestazione e consolidamento in paga oraria. Oltre a questo, però, ci sono poi una serie di richieste sul fronte dei diritti, come il superamento del jobs act e le migliorie dell’ambiente di lavoro, già in parte intraprese dall’azienda del patron Fulvio Montipò. La società leader nel settore delle pompe, negli ultimi anni ha raggiunto risultati molto positivi, sia in termini di fatturato sia produttivi. «Lo sciopero, con breve assemblea davanti ai cancelli della ditta, è stato deciso all’interno di un pacchetto di iniziative, scioperi e blocco degli straordinari, definite nelle assemblee dei giorni scorsi – spiega Enrico Folloni, funzionario Fiom che segue l’azienda - Ci stiamo mobilitando a sostegno della piattaforma di rinnovo presentata alla scadenza del contratto aziendale lo scorso anno».

La rivendicazione sindacale si innesta in un sistema industriale disteso e che conta ricavi e margini in crescita. Nonostante ciò la partecipazione alle iniziative di mobilitazione ha registrato un’adesione pressoché totale delle maestranze. «I lavoratori rivendicano un contratto aziendale che dia risposte in termini di salario, relazioni sindacali, diritti, mercato del lavoro, ambiente di lavoro. Auspichiamo che fin dal prossimo incontro con l’azienda si possano registrare concrete e positive risposte in merito ai contenuti rivendicativi».

Enrico Lorenzo Tidona

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