Gazzetta di Reggio

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Coop Alleanza va in rosso per 37 milioni

di Enrico Lorenzo Tidona
Coop Alleanza va in rosso per 37 milioni

Calo nei punti vendita diretti, bene franchising e e-commerce. Cattabiani: «Pesano svalutazioni e ristrutturazioni»

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REGGIO EMILIA. «Più che un motoscafo siamo una grossa portaerei: le correzioni alla rotta producono effetti ma ci vuole più tempo del previsto». Paolo Cattabiani è uno dei tre amministratori delegati di Coop Alleanza 3.0, colosso dei supermercati divenuta la più grande cooperativa italiana con 2,3 milioni di soci. Un manager cooperativo navigato, ex presidente di Legacoop Emilia-Romagna, che nemmeno davanti alla maxi perdita nel 2017 da 37 milioni di euro perde il suo aplomb.

FUSIONE LENTA. La digestione dell’aggregazione a tre nel 2016 tra Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Nordest non è certo terminata. Un segno evidente è il rosso che colora il secondo bilancio del mastodonte, che ha chiuso il 2017 in forte perdita dopo i 6,6 milioni di utile del 2016. «Avevamo previsto una perdita di 42 milioni - avverte Cattabiani - ciò non toglie che resta un bilancio difficile. La causa maggiore è la chiusura di molti punti vendita per ristrutturazioni senza toccare l’occupazione. Altri 70 milioni di margine li abbiamo usati per abbassare i prezzi». Ma il rosso è pigmentato anche dalle perdite generate nelle province del vasto impero commerciale della cooperazione rossa, che detiene tramite Coop Alleanza il 22% del colosso finanziario Unipol, vera gallina dalle uova d’oro per l’intero sistema, un dispenser di dividendi. Il cda della triplice alleanza ha quindi accantonato e svalutato prudenzialmente poste per 103,4 milioni. «La scommessa è creare un’unica identità per Coop Alleanza, alzarne la produttività e portare i costi alla media di mercato. Abbiamo ancora strada da fare ma siamo a buon punto».

RISTRUTTURARE COSTA. La parola d’ordine è quindi efficienza. In tutto saranno 30 i supermercati dismessi in Italia entro il 2021. La concorrenza infatti morde sui prezzi e il vasto piano di ristrutturazioni dei punti vendita ha portato a chiusure temporanee che hanno scremato il fatturato. «Parliamo di interventi per lo sviluppo, la ristrutturazione e l’innovazione della rete con investimenti ingenti, per circa 180 milioni di euro - dice Cattabiani - Abbiamo anche aperto 5 negozi ed effettuato ben 35 ristrutturazioni, di cui 7 ipercoop e 28 supermercati, con la creazione anche del nuovo format extracoop a Centro Nova a Villanova di Castenaso, Esp di Ravenna e Grandemilia a Modena. Ad oggi abbiamo 22mila dipendenti ed effettuato 507 nuove assunzioni a tempo indeterminato, con il costo del lavoro che assorbe il 14% dei ricavi».

Cattabiani enumera alti e bassi trovando la quadra nel piano strategico, al quale sono stati portati dei correttivi perché serve più tempo. «I principi rimangono gli stessi ma gli interventi vengono diluiti su cinque anni, fino al 2021»

MENO SPESA NEI CARRELLI. Il nocciolo della questione è sempre lo stesso: riempire i carrelli. La vendita diretta perde, il franchising tiene e l’e-commerce sta dando i frutti sperati. «I nostri negozi diretti hanno realizzato vendite per 4,10 miliardi di euro - conferma Cattabiani - in calo dell’1,58% sul 2016. Ma sono in crescita invece le vendite indirette, tra cui i negozi in franchising e l’e-commerce di Easycoop, che portano i ricavi a 4,83 miliardi di euro, cioè un +3,9%. Con le vendite di gruppo, cioè carburanti, luce, gas, andiamo a 5 miliardi e 376 milioni. Questo non vuol dire che siamo auto consolatori. Le difficoltà restano, lo si evince dal mercato. I nostri negozi diretti hanno ridotto le vendite di 60 milioni di euro ma questo è frutto delle ristrutturazioni che hanno fermato diversi reparti».

DALLA VIA EMILIA AL SUD. La culla dei supermercati resta l’Emilia «ma dove il mercato ormai è maturo». A Reggio Emilia i 25 negozi coop (di cui due iper) hanno fatturato 282 milioni di euro nel 2017, cifra invariata rispetto al 2016, nonostante le ristrutturazioni per 13 milioni fatte all’Ariosto, alla Canalina e a Scandiano. Ferrara paga invece dazio: i 13 negozi (di cui 4 iper) passano dai 249 milioni ai 236 (-13 milioni di ricavi), con 10,5 milioni investiti e la recente inaugurazione della coop in via Mazzini. Modena conta 35 punti vendita con un fatturato per 599 milioni, -1,6% sul 2016. Soddisfazioni invece al sud per i franchising tra Coop Alleanza 3.0 e il Gruppo Az, che ha interessato 32 punti vendita in Calabria e uno a Salerno. Il modello sarà esportato anche dal 2019 in Sicilia e in Puglia da quest’anno. Uno sbarco “leggero”, dove Coop rifornisce l’imprenditore locale senza accollarsi costi di personale o strutture.

PRESTITO SOCIALE. Dopo gli sconti, ciò che più importa ai soci resta la cassaforte affidata tramite il prestito sociale. Oltre ai 97mila nuovi soci – calati nel totale però per la cancellazione di 500mila tessere inattive – nel 2017 i libretti sono stati oltre 452mila, per un ammontare di 3,9 miliardi di euro. «I vincoli sono le maggiori garanzie - spiega l’ad reggiano - la liquidità fissata al 40%, da noi è al 103%. Le immobilizzazioni in attrezzature, impianti e partecipazioni non dovrebbero superare il 30 e siamo ad appena al 4,5% e il patrimonio netto è di 2,3 miliardi. La gestione finanziaria è stata buona e si è chiusa con 150 milioni di euro, quella immobiliare ha visto una riorganizzazione del patrimonio. Quindi in Coop Alleanza 3.0 il rapporto tra prestito e patrimonio netto consolidato corrisponde a 1,59, largamente al di sotto dei parametri di Banca d’Italia che aveva fissato il prestito non superiore a 3 volte il patrimonio.

IL TEST DAVANTI AI SOCI. A giorni partirà la complessa macchina democratica del voto dei soci, con 198 assemblee che si terranno dal 16 maggio al 7 giugno. «I risultati arrivano - chiude Cattabiani - I punti vendita ristrutturati aumentano le vendite del 10%. Questo non ci autorizza a festeggiare ma è incoraggiante. Vogliamo portare poi i prodotti a marchio Coop dal 25 al 30% delle vendite, cedere partecipazioni non strategiche e puntare al massimo l’attenzione sui nostri soci».

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