Gazzetta di Reggio

Reggio

Paracadutista resta appeso su un tetto

di Leonardo Grilli
Paracadutista resta appeso su un tetto

Dopo il lancio è stato tradito da una raffica di vento ed è finito su una casa di via Turri: soccorso dai vigili del fuoco

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REGGIO EMILIA. Appeso a un filo. Letteralmente. È la disavventura successa ieri pomeriggio a un paracadutista che si stava allenando nei lanci sopra al Campovolo. L’uomo, infatti, è stato trasportato fuori traiettoria da una raffica di vento improvvisa, cadendo in via Turri sopra un’abitazione. Con il paracadute incastrato su una cima di un albero e il corpo a penzoloni nel vuoto, è rimasto così, sorretto dalle cime di sicurezza, finché i vigili del fuoco non sono venuti a soccorrerlo e riportarlo con i piedi per terra.

Un incidente a lieto fine quello accaduto poco dopo l’ora di pranzo, attorno alle 14.30. Riccardo Corsaro, originario di Catania, era in volo con altri sette amici iscritti all’Associazione nazionale paracadutisti d’Italia (Anpd’I), sezione di Como. Che, da tempo, effettua i suoi lanci nell’aeroporto di Reggio Emilia. Corsaro si è gettato dall’aeroplano con il primo gruppo, composto da un totale di tre paracadutisti, ma a differenza di quanto successo ai suoi due colleghi è stato sorpreso da un evento meteorologico improvviso e imprevisto. Un violento e forte acquazzone, durato pochi istanti. Pochi ma sufficienti per far deviare pesantemente di traiettoria il catanese.

In concomitanza con la pioggia, infatti, sono arrivate anche delle raffiche di vento molto intense che hanno colpito in pieno il paracadute del ragazzo, di quei modelli che permettono poca possibilità di manovra a chi li indossa. Cercando di dominare il vento come poteva, Corsaro ha evitato i palazzi più alti di via Turri per arenarsi in una piccola palazzina di due piani in prossimità di piazzetta Secchi. Il telo del paracadute si è incastrato sulla punta di un grosso albero adiacente all’edificio mentre, fortunatamente, le corde di sicurezza e le imbragature hanno retto. Così il parà si è trovato appeso nel vuoto, con una mezza dozzina di metri fra lui e il terreno sottostante.

La vicinanza dell’abitazione e di una grondaia gli hanno però permesso di aggrapparsi fino all’arrivo dei soccorsi. Che, grazie alle telefonate dei numerosi testimoni dell’accaduto, sono giunti in poco tempo.

«È stata colpa di una raffica improvvisa – ha poi spiegato Giorgio Bonaiti, il direttore di lancio della sezione di Como, accorso subito in aiuto del ragazzo – il paracadute tondo accumula il vento e Riccardo a cominciato a “galleggiare”, cioè prendere della masse d’aria che rendono difficile controllare la traiettoria. È stata una sfortuna ma le misure di sicurezza hanno retto e lui era addestrato per atterraggi di emergenza».

Non appena si sono accorti della pericolosa deviazione del ragazzo, quattro auto con a bordo il personale dell’Anpd’I lo hanno raggiunto in pochi minuti, arrivando assieme a due pattuglie dei carabinieri di Reggio Emilia. Sul posto erano già presenti gli agenti della polizia municipale, che hanno chiuso al traffico un tratto di via Turri, e i vigili del fuoco con l’autoscala.

Con l’aiuto di una scala posizionata dalla squadra di via della Canalina, Corsaro è alla fine riuscito a scendere a terra ed è poi stato portato al pronto soccorso per accertamenti. Anche se, fortunatamente, non ha riportato nessun trauma.

Non si può dire lo stesso di un altro protagonista di questa giornata fantozziana. Un ciclista curioso che, passando in via Turri, si è fatto male cadendo dalla bici perché distratto a osservare il paracadutista.

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