Sit-in per promuovere uno stile di vita vegano
Tredici gli attivisti di “Anonymous for the voiceless” ieri in piazza Del Monte Sugli schermi scene di maltrattamenti negli allevamenti di suini e bovini
REGGIO EMILIA. Non ha lasciato indifferenti i cittadini reggiani la manifestazione organizzata ieri pomeriggio in piazza Del Monte dall’organizzazione “Anonymous for the voiceless”, nata in Australia e rapidamente diffusasi in tutto il mondo. Tredici gli attivisti che ieri con un sit-in di sensibilizzazione hanno manifestato contro il maltrattamento degli animali e proposto l’alternativa vegana come stile di vita.
Ogni manifestante indossava abiti di colore nero e aveva il volto celato dalla maschera del celebre personaggio del film “V per vendetta”. Assumendo la posizione tipica delle proteste organizzate da “Anonymous” del “cube of truth”, disponendosi quindi in modo da formare la figura geometrica del cubo, dalle 16.30 alle 19.30 sono state mostrate attraverso gli schermi di due computer portatili le immagini di alcuni documentari, tra cui quello “Essere animali”, che raffiguravano scene spesso violente di maltrattamenti nelle industrie di suini, bovini e tanti altri.
«Mostriamo la verità – afferma Elisa, una giovane attivista di “Anonymous” –. Durante i sit-in ci avviciniamo alle persone che si fermano curiose ad osservare i filmati e chiediamo loro cosa ne pensano. La maggior parte delle volte ci ringraziano per avergli aperto gli occhi su una problematica così seria e poco discussa; altre volte ammettono che volontariamente non ricercano questo tipo di contenuti in rete e che non condividono la scelta di una vita vegana». Questo concetto di scelta è molto presente nell’anima dell’organizzazione che non vuole costringere le persone a cambiare la quotidianità alimentare ma scambiare opinioni e proporre una strada alternativa anche quando si parla di abbigliamento. All’inizio della manifestazione l’affluenza è stata scarsa ma poi, forse colpiti anche dai cartelli neri con la scritta “Verità”, sempre più curiosi si sono fermati non solo per guardare le immagini ma soprattutto per parlare con alcuni degli attivisti. «Il dialogo in questi frangenti è fondamentale dal momento che appunto diamo voce a chi effettivamente non l’ha – spiega Elisa –. Tutti questi simboli non sono sufficienti ma le parole posso fare molto. Scegliere a volte non è immediato come è capitato a me. Fare riflettere è già un grande traguardo così come spiegare le proprie ragioni».
I reggiani non hanno quindi esitato a far domande e a raccogliere informazioni in merito allo scopo dell’iniziativa e su che cosa concretamente significa avvicinarsi al mondo e allo stile di vita vegano. Alcuni però sono rimasti ancora molto scettici e hanno quindi preferito continuare la propria passeggiata sbirciando di tanto in tanto i filmati sugli schermi dei due computer oppure non voltandosi nemmeno per capire cosa stesse accadendo a pochi passi da loro.
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