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Commercialisti «Non c’è professione senza la legalità»

Commercialisti «Non c’è professione senza la legalità»

Oggi l’assemblea dell’Ordine alla Cantina di Albinea-Canali Il presidente Baldini: «Un’altra sfida è la digitalizzazione»

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REGGIO EMILIA. «Non può esserci professione senza legalità. La digitalizzazione, che passa per un percorso tracciato, potrebbe aiutare a limitare le tentazioni che qualcuno potrebbe avere verso le attività illecite, aiutandoci di conseguenza ad escludere le mele marce». Legalità, digitalizzazione. E poi futuro della professione. Sono le sfide a cui sono chiamati i circa 750 dottori commercialisti ed esperti contabili reggiani, che si riuniranno oggi dalle 16 alle 18, alla presenza del presidente nazionale Massimo Miani, per l’annuale assemblea dell’Ordine, in programma alla Cantina Albinea-Canali. In agenda, l’approvazione del consuntivo 2017. Ma anche, e soprattutto, il futuro della professione alla luce delle ultime novità normative, affidato alla riflessione del presidente provinciale, Corrado Baldini.

Dottor Baldini, quali le prossime sfide?

«La nostra professione si trova in un momento di svolta epocale. Abbiamo sfide importanti, che vanno su tre direttrici. La prima è la “digital transition”, ovvero il passaggio al digitale, che non è solo un nuovo modo di adempiere alle attività che ci vengono richieste, ma comporterà un vero cambiamento di ciò che il commercialista si trova quotidianamente ad affrontare. La seconda riguarda l’organizzazione degli studi, che spesso sono ancora di dimensione ridotte e faticano a offrire quei servizi a 360 gradi richiesti dai clienti. Terzo pilastro del cambiamento è rappresentato dalle specializzazioni. Si passerà da una professione “generalista” ad una in cui al fianco del commercialista di base ci saranno commercialisti specializzati. Il modello è rappresentato dall’ordine dei medici, dove oltre al medico di base ci sono anche gli specialisti. A livello locale, inoltre, interpretiamo il nostro ruolo anche nel fare sistema con altri soggetti istituzionali, a vantaggio del territorio. Penso ai protocolli con Unindustria e Camera di Commercio. E penso all’Organismo di Composizione della Crisi Interprovinciale, con l’obiettivo di offrire la possibilità di affrontare professionalmente il problema dell’esdebitamento per quei soggetti “non fallibili”. Sono reduce inoltre da un progetto con i ragazzi delle classi V dello Scaruffi-Levi-Tricolore, portando dentro la scuola quello che succede nel mondo del lavoro. Il nostro obiettivo è aprirci sempre di più alla società».

La riorganizzazione degli studi sembra denotare una presenza diffusa ma poco strutturata dei singoli professionisti. È così? Perché è importante la riorganizzazione?

«Tradizionalmente, il commercialista opera in una struttura in cui c’è un professionista centrale e qualche impiegato. Il mercato ci chiede strutture organizzative di natura imprenditoriale: uno studio in cui persistano diverse funzioni, con la possibilità di mettere in rete forme di aggregazione, anche non formali, ma che consentano rapporti interdisciplinari tali da consentire di avere al fianco di un commercialista anche architetti, avvocati, geometri o altre figure di cui il cliente necessità».

Ci saranno incentivi per progetti di questo tipo?

«Da anni il nostro ordine è impegnato ad organizzare convegni con soggetti specializzati. Si tratta di commercialisti che hanno spostato il focus della loro attività all’ambito organizzativo. C’è la consapevolezza che la parte organizzativa non è più secondaria, ma ha un ruolo fondamentale. Oltre a mettere a disposizione dei colleghi queste informazioni, con la fondazione offriremo anche un servizio di consulenza. È un percorso imprescindibile».

È un modo per affrontare meglio anche le grandi crisi aziendali che ci sono state in questi anni?

«Diciamo che, come sempre accade, ciò che si vede all’esterno sono le cose più eclatanti. In realtà ciò che fa funzionare le varie strutture è tutto quello che gira dietro, che spesso è invisibile. Il lavoro che i commercialisti svolgono quotidianamente si trova nelle piccole attività, come adempimenti delle normative, dichiarazioni fiscali. Ma parlo anche di attività al fianco degli imprenditori nelle scelte strategiche verso l’internazionalizzazione delle imprese. Al fianco di ogni impresa, di ogni cittadino e di ogni ente c’è un commercialista. Lo dico nella convinzione che sia proprio questo ruolo a creare valore aggiunto per tutti gli operatori del mondo economico, delle istituzioni e dei cittadini».

I grandi crac rappresentano comunque un impegno importante per la categoria. Siamo fuori dalla crisi?

«Fino al 2007 abbiamo assistito a un periodo in cui l’economica girava. La fase successiva è stata chiamata da tutti crisi. In realtà c’è stata una discontinuità schumpeteriana (dal nome dell’economista Joseph Alois Schumpeter). La crisi ha sempre un basso che poi ritorna a un alto. Per tornare al periodo precedente, invece, secondo la tesi della discontinuità occorrono decenni. Oggi siamo in una fase in cui le difficoltà sono state superate. Il nostro Paese si è agganciato allo sviluppo dell’economia a livello internazionale più che a una vera ripresa interna. Questo è accaduto per carenza di scelte strategiche da parte di chi dovrebbe avere queste responsabilità. Quello che possiamo fare ora è razionalizzare il mercato, capire le esigenze e cercare di seguire al meglio le nostre realtà economiche: affiancando gli imprenditori per far capire loro costi e mercati su cui lavorare, offrendo attività di supporto anche di natura finanziaria. Queste sono le attività che ci aspettano nell’immediato futuro e consentiranno al commercialisti di diventare un commercialista 4.0, figura a cui ci piace ispirarci».

Una definizione che richiama anche nuove tecnologie. Saranno utili per contrastare quei fenomeni di criminalità organizzata emersi a Reggio?

«Come ci dice spesso il professor Nicaso alla settimana della legalità organizzata dalla Provincia, alla quale partecipiamo da anni, la mafia riesce ad andare avanti grazie all’aiuto dei professionisti. Dobbiamo assolutamente evitare è che i professionisti siano alla mercè di queste persone. La legalità deve esser un prerequisito per tutti coloro che fanno questa attività. Noi, come ordine, da tempo ci stiamo impegnando per escludere le mele marce. La digitalizzazione in questo potrebbe rappresentare un aiuto». (e.spar.)



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