Reggio Emilia, ladro in fuga tradito da un guasto all’auto
Con due complici tenta furti a Rivalta ma viene scoperto: catturato dalla polizia dopo un inseguimento
REGGIO EMILIA. Grazie alla segnalazione tempestiva di un cittadino, la squadra volanti della questura ha sorpreso una banda specializzata in furti in abitazioni: arrestato il “palo”, scappati gli altri due. Dopo un inseguimento spericolato, iniziato in centro a Rivalta mentre la gente usciva da messa e terminato a Coviolo, un nomade italiano di 58 anni residente ad Aprilia (Latina) e con una sfilza di precedenti è finito alla Pulce per i reati di tentato furto pluriaggravato e resistenza a pubblico ufficiale, oltre a essere denunciato a piede libero per porto di oggetti atti a offendere e porto di attrezzi da scasso.
La vicenda risale a domenica verso mezzogiorno, quando un cittadino chiama il 113 segnalando un’auto sospetta che si aggira per Rivalta a velocità ridotta e compiendo più giri. È una Ford Focus di colore grigio, con a bordo un uomo; e il residente ha l’accortezza di annotare il numero di targa. Un’informazione preziosa per i poliziotti che, giunti sul posto, intercettano l’auto: non nei pressi dell’abitazione di colui che ha lanciato l’allarme, ma accanto a una seconda villetta. Il conducente, alla vista della polizia, preme il piede sull’acceleratore e si dà a una fuga pericolosissima per i pedoni e altri automobilisti: arriva a toccare la velocità dei 160 chilometri orari. A una prima pattuglia se ne aggiunge un’altra e gli agenti non mollano la presa.
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Finché, dopo un inseguimento durato un quarto d’ora, il conducente della Ford forza talmente l’auto da rompere la frizione in una strada di campagna tra Coviolo e San Bartolomeo, dove abbandona il mezzo e continua a scappare a piedi. A questo punto però viene accerchiato e bloccato dai poliziotti che, nonostante la colluttazione ingaggiata dall’uomo (per fortuna senza lesioni per gli agenti), riescono ad ammanettarlo. Scatta quindi la perquisizione personale e del veicolo. Addosso al 58enne viene trovato un walkie talkie (usato per stare in contatto con i complici) e due cellulari: i telefonini avevano dei pezzi di carta dietro la batteria, un espediente usato per non rendere localizzabile il cellulare, che non poteva ricevere né effettuare chiamate e che sarebbe stato riacceso dopo il colpo.
Sull’auto è stato trovato tutto il necessario per degli scassinatori esperti: tronchesi, un flessibile con diversi dischi per tagliare il metallo, un bastone di legno con impugnatura a mo’ di manganello, un rampino di ferro uncinato alle due estremità, guanti di diverso tipo, passamontagna e perfino un rileva metalli, una scatolina rossa per individuare i preziosi con rapidità. Non solo: alla macchina era stata apposta una targa duplicata, appartenente a un’altra Ford Focus, che all’insaputa del proprietario era stata riprodotta e posizionata sopra la vera targa con del nastro adesivo.
La targa si riferiva a un 1600 ma in realtà la vettura era un 2200 di cilindrata, come si è capito dallo sprint. In seguito, quando i poliziotti sono tornati sul posto, hanno verificato che la porta d’ingresso della seconda villetta era stata danneggiata, mentre una parente dei proprietari (in quel momento assenti) ha testimoniato di aver visto due individui armeggiare accanto alla finestra e poi desistere e scappare. Il nomade 58enne – iniziali C.N., non vengono fornite le generalità perché l’indagine prosegue a tambur battente per risalire ai complici – ha una lunga fedina penale.
Nel suo “curriculum” compaiono reati contro il patrimonio ma anche estorsione, rapina, associazione a delinquere finalizzata ai furti. A suo carico pende una condanna definitiva per un precedente furto in abitazione ad Albinea, nel 2011, dove era stato incastrato dal Dna; perciò, secondo gli investigatori, conosceva bene il territorio. L’ultima misura cautelare risale al 2013 e da allora il 58enne era tornato libero.
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