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Processo Pesci, la procura va in Appello

Processo Pesci, la procura va in Appello

’Ndrangheta, i due pm contestano l’assoluzione di Nicolino Grande Aracri per una estorsione  

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REGGIO EMILIA. Si va verso l’appello del processo Pesci. La Procura della Dda bresciana ha presentato ricorso contro la sentenza che lo scorso 21 settembre ha bastonato la cosca di Nicolino Grande Aracri, mettendo un punto sugli affari dei criminali nel Mantovano.

Se il collegio dei giudici presieduto da Ivano Brigantini ha avallato l’impianto accusatorio costruito da Claudia Moregola e Paolo Savio, sulla scorta delle indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Mantova, sancendo con condanne pesanti le responsabilità del boss Nicolino – per la prima volta portato alla sbarra al nord per associazione mafiosa, che dovrà scontare 29 anni di carcere – del suo braccio destro a Mantova Antonio Rocca, il muratore di Pietole colpito con 26 anni e 10 mesi, e di Salvatore Muto, socio di Rocca, convinto dalla condanna a 19 anni a decidere di vuotare il sacco per entrare nel programma di protezione dei pentiti, i due pubblici ministeri puntano il dito sulle assoluzioni per alcuni reati.

A non trovarli d’accordo è soprattutto il giudizio su Deanna Bignardi, la moglie di Antonio Rocca, condannata a 4 anni per reati inerenti al possesso di armi, ma assolta dall’accusa di associazione mafiosa, per cui la Procura aveva chiesto altri dieci anni.

I giudici non l’hanno ritenuta un membro della cosca: «Il ruolo della Bignardi è un ruolo satellite, un ruolo ancillare, ma non nei confronti del sodalizio, ma nei confronti del marito» si afferma nelle motivazioni della sentenza.

Sapeva, secondo i giudici, dell’appartenenza del marito al clan: per questo si occupò lei di nascondere le armi a Pietole: episodio per cui è stata condannata.

Per la stessa devozione ha cercato di aiutarlo a sottrarsi alla cattura nel febbraio del 2015, quando fuggirono insieme davanti ad un posto di blocco, e con lo stesso obiettivo ha cercato di convincere alcuni testimoni a rilasciare dichiarazioni per scagionare Antonio.

Ricorso dei pm anche contro l’assoluzione del boss dall’accusa di aver partecipato all’estorsione ai danni di Giordano Boschiroli e dal proscioglimento totale dei suoi familiari, il genero Gaetano Belfiore, e Salvatore e Rosario Grande Aracri, fratello e nipote di Nicolino. Un altro processo invece attende Antonio Gualtieri, Moreno Nicolis e Antonio Floro Vito, per i quali un errore procedurale impedisce il ricorso in Appello. (r.c.)



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