Tornano le scritte sui muri, il writer narciso: «Stavolta non è colpa mia»
Reggio Emilia: il nome “Batia Hasan” ricompare sul garage dell’hotel Astoria Mercure. Manca il trattino basso tra nome e cognome e lo stile delle lettere è diverso
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REGGIO EMILIA. “Baita Hasan” e “Batia Hasan (seguito da un cuoricino) famoso”. A distanza di due mesi dalle scritte che deturpavano diversi edifici del centro storico, e che sollevarono un putiferio e un’ondata di sdegno, queste frasi sono comparse di nuovo, vergate con spray rosso, stavolta sul lato di via Nobili dell’Hotel Mercure Astoria.
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L’interessato nega di essere l’autore di questo “ritorno” e si tira fuori: «Non c’entro nulla. Né io né i miei amici lo abbiamo fatto. Non voglio altri guai».
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A metà marzo la polizia municipale aveva individuato l’autore – non l’unico, i complici sono rimasti ignoti – di frasi d’amore che da mesi imbrattavano i palazzi dell’esagono: un 27enne di origini azere, che, intervistato dalla Gazzetta di Reggio in forma anonima, aveva ammesso la sua responsabilità e chiesto scusa, all’insegna della promessa «non lo farò mai più». Il sindaco Luca Vecchi era intervenuto, ipotizzando un incontro con il giovane e assicurando la celere rimozione delle scritte. Senonché l’incontro tra il sindaco e il giovane non è mai avvenuto e, come ha sottolineato il leghista Matteo Melato in occasione di Fotografia Europea, le scritte deturpanti non sono state rimosse. Su quest’ultimo episodio il 27enne noto con il nickname di “Batia_Hasan” dichiara la sua estraneità. Stavolta il trattino basso, suo “marchio” di fabbrica, è assente.
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«Non sapevo nemmeno dove sono comparse quelle scritte, me lo state dicendo voi. Non so chi e perché abbia usato il mio soprannome, di certo io non sono l’autore. Perché avrei dovuto farlo?». Forse per guadagnarsi un’altra fetta di “notorietà”, osserviamo. «Io sono già famoso. Quando vado in discoteca, la gente mi riconosce e mi chiede di scattare selfie. Ma dal momento della denuncia non ho più fatto il writer. Avviserò il mio avvocato».
Difatti, in seguito al filmato che lo incastrava, Batia_Hasan, incensurato, era stato denunciato per imbrattamento di cose altrui, con l’aggravante di aver commesso il fatto su beni immobili di interesse storico-artistico: la legge prevede una pena di reclusione da 3 mesi a un anno e una multa da mille a tremila euro, oltre al ripristino degli edifici (da parte dello stesso autore o sostenendo le spese). «Sulle precedenti scritte non ci sono sviluppi legali, non c’è stato nessun incontro con il Comune; spero in una soluzione in tempi brevi. Le scritte spray sono ancora lì? Non saprei, immagino si tratti di tempi tecnici – commenta l’avvocato difensore Nico Vaccari – Sull’ultimo imbrattamento, se il mio cliente si dichiara estraneo non ho motivo per non credergli, né ho notizia di contestazioni ulteriori. In caso di recidiva la multa sale a ben diecimila euro e lui ne è consapevole».
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