Aemilia, risolto il nodo-intercettazioni
Con l’ultima consegna risultano depositate dai periti ben 95mila pagine di intercettazioni riguardanti 21mila frasi captate
REGGIO EMILIA. Si sa da tempo che le trascrizioni delle intercettazioni – telefoniche ed ambientali – sarebbero state uno dei nodi tecnici più difficili da sciogliere nel maxiprocesso Aemilia.
Un lungo tira e molla con i periti nominati dalla Corte giustificato dai “numeri” definitivi espressi ieri dai professionisti che da oltre due anni hanno lavorato sulle frasi captate: 95mila pagine di trascrizioni depositate, a fronte di 21mila conversazioni da mettere nero su bianco. Fra l’altro i periti hanno spiegato – in aula – d’aver seguito un metodo certosino per ogni intercettazione affrontata: alla prima trascrizione sono seguite due revisioni con l’ausilio – se necessario – di esperti di dialetto (più che di calabrese, da interpretare è in molti casi il cutrese stretto).
Ieri sono state depositate da un perito le ultime 5mila pagine di trascrizioni che verranno aggiunte nel data-base che sarà fornito alle parti a partire da venerdì. Un maxi documento digitale con programma di ricerca per snellire la consultazione delle citate 95mila pagine di trascrizioni. In questa sterminata mole di materiale vi sono alcune intercettazioni «non completamente riviste» come specifica un perito, mentre per un disguido non sono state trasmesse ai periti una decina di conversazioni intercettate e che, quindi, non sono state trascritte. In questo caso la richiesta su queste dieci intercettazioni (riguardanti l’imputato Giuseppe Iaquinta) era stata fatta dai due pm antimafia nell’udienza dell’11 aprile 2017 e messa a verbale, poi ciò non è stato comunicato dal collegio giudicante ai periti. Un errore che ci può stare vista la mole di lavoro affrontato, comunque la via d’uscita sarà di farle ascoltare in udienza durante la requisitoria, nel caso il pubblico ministero le ritenga rilevanti. Trascritte, invece, quelle che erano ancora inevase la scorsa udienza, come aveva rimarcato il pm Marco Mescolini (riguardano sempre Iaquinta, intercettato in carcere nel 2015).
Risolto il problema-intercettazioni attraverso le ultime consegne e le risposte date in aula dai sei periti coinvolti, l’udienza ha avuto una fase precedente con una lunga serie di ulteriori documenti depositati sia da una quindicina di avvocati difensori (in larga parte accolti dalla Corte) sia dai pm Beatrice Ronchi e Marco Mescolini (su cui si è pronunciato sempre il collegio giudicante, anche alla luce delle opposizioni sollevate da alcuni legali). Nel pomeriggio è stata poi la volta delle dichiarazioni spontanee del pentito Antonio Valerio che, collegato in videoconferenza da una località segreta, ha replicato relativamente alla posizione di alcuni imputati come aveva richiesto in altre due precedenti udienze, ma la sua deposizione era rimasta in sospeso.(t.s.)
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