«Botte? Si teme la verità Politici e imprese assenti»
REGGIO EMILIA. Il pestaggio del pentito Paolo Signifredi tiene decisamente banco nell’aula-bunker di Aemilia: commenti, comunque, a bassa voce perché il caso è delicato. Collegati con l’udienza vi...
REGGIO EMILIA. Il pestaggio del pentito Paolo Signifredi tiene decisamente banco nell’aula-bunker di Aemilia: commenti, comunque, a bassa voce perché il caso è delicato. Collegati con l’udienza vi sono altri due collaboratori di giustizia – cioè Antonio Valerio e Salvatore Muto – ma nessuno dei due ne farà cenno. Non si sottrae al taccuino Daniele Borghi, referente regionale dell’associazione antimafia Libera costituitasi parte civile.
Botte e minacce, beffando tutte le precauzioni prese, partendo dalla località segreta. Un atto violento che può avere tante sfaccettature. Lei come l’inquadra?
«È un fatto molto grave. Quando Signifredi è venuto a testimoniare qui ad Aemilia ha denunciato di essere stato minacciato di essere sciolto nell'acido, minacce molto pesanti. Evidentemente quelle minacce erano vere perché altrimenti non ci sarebbe stata questa seconda fase. Questi signori – rimarca Borghi – hanno paura che vengano alla luce dei fatti che in parte sono già emersi e sicuramente ce ne saranno anche altri».
I pentiti piombati come svolta decisiva ad Aemilia?
«Hanno avuto un ruolo importante, fondamentale. Devono essere gestiti in maniera ottimale dalla Dda che è molto attenta, vedi lo stop dato alla collaborazione di Nicolino Sarcone. Saranno poi i giudici a valutare la veridicità di quanto detto».
Il maxiprocesso come si avvia verso la sentenza?
«Con un pregresso particolare che condanna la cosca nel suo complesso: l’abbiamo visto nei due gradi di giudizio tenutisi a Bologna con i riti abbreviati e in altri due processi come Pesci e Kyterion».
Un maxiprocesso però poco seguito...
«Come Libera siamo parte civile, ma abbiamo tentato anche di portare una parte della comunità. Poichè la giustizia si celebra nei tribunali è assurdo che il popolo italiano non si faccia vedere e sentire. Noto una mancanza delle istituzioni: a parte qualche sindaco visto ogni tanto, il mondo istituzionale è completamente assente. E poi è mancato il mondo imprenditoriale e dell’economia che è stato il più danneggiato dall’azione di questi signori, se le accuse saranno confermate in giudizio. Non se ne parla, sembra sia un fatto locale e pare che la nostra comunità voglia far passare in fretta la buriana. Invece è un’occasione persa, se non si conoscono questi fenomeni non si possono mettere in atto le reazioni. La presenza delle istituzioni vuol dire che la comunità è presente e vuole capire per reagire. Così invece questo messaggio, al di là delle dichiarazioni che fanno tutti i sindaci, è debole. Così come è debole la presenza del mondo economico. Non penso sia un sintomo di collusione – conclude – ma di disattenzione sì. Non basta dire che lo si legge sul giornale, bisogna esserci».
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