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I cittadini: nell’ex macello ci abitano già

di Adriano Arati
I cittadini: nell’ex macello ci abitano già

La denuncia nell’assemblea pubblica a Sant’Antonino. Il sindaco: «Segnalazione da verificare, ora partiranno i controlli»

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CASALGRANDE. Sono arrivate le segnalazioni e ora arriveranno i controlli. Nel corso dell’affollatissima e agitata assemblea pubblica di lunedì a Sant’Antonino, dedicata al futuro dell’ex macello di Veggia, acquistato dalla comunità islamica della Val Secchia, sono arrivate anche alcune segnalazioni. Diversi residenti, intervenendo in maniera anche piuttosto vivace, hanno affermato di aver visto diverse persone muoversi all’interno dell’area dell’ex macello; alcuni hanno anche detto che qualcuno userebbe la struttura come rifugio per la notte.

«Vogliamo fare chiarezza su tutto, abbiamo ricevuto queste segnalazioni e le abbiamo girate alle forze dell’ordine, che faranno i controlli del caso», commenta ora il sindaco casalgrandese Alberto Vaccari, relatore principe della serata di lunedì. «Bisognerà capire bene cosa sia successo, perché comunque se il proprietario avesse deciso di pulire, di sfalciare il verde, non ci sarebbe nulla di male, anzi. In passato quella zona era stata usata anche come una specie di discarica abusiva, verificheremo che tutto sia a norma».

Nel corso della serata si è parlato anche di retate e di persone che dormivano sempre nella vecchia Veggia, ma probabilmente si è trattato di un equivoco legato una vicenda del novembre 2016. In quel periodo, diversi uomini avevano usato l’ex mulino di Veggia, non lontano dal macello, come casa e come luogo di traffici, venendo poi scoperti e arrestati dai carabinieri. «All’epoca erano arrivate le segnalazioni e poi l’operazione, per quanto ne sappiamo da allora al mulino non ci sono stati problemi» precisa sempre Vaccari.

Le segnalazioni sono arrivate nella seconda parte dell’assemblea pubblica, quando i presenti hanno avuto la possibilità di esprimere la propria opinione sulla possibile costruzione di un centro culturale islamico nell’ex complesso di lavorazioni carne. Le spiegazioni fornite dall’amministrazione comunale sulle procedure necessarie per cambiare la destinazione d’uso non hanno convinto i più scettici, nonostante il sindaco abbia ribadito che difficilmente un progetto così invasivo dal punto di vista urbanistico verrebbe approvato. Non sono mancati quindi i toni alti, con interventi accalorati e spesso aggressivi mischiati ad altri più pacati e incentrati sulla necessità di confrontarsi sul tema.

Verso la fine della discussione ha preso la parola anche un rappresentante della comunità islamica sassolese, che ha precisato come l’obiettivo della comunità non sia realizzare una struttura chiusa ma aperta, un progetto potenzialmente accessibile a tutti. Parole distensive che hanno fatto breccia. Come spesso accade, in situazioni simili, chi arriva con idee molto ferme su una posizione rigida – da un lato o dall’altro – difficilmente cambierà idea dopo il dibattito. E ora? Non vi sono novità ufficiali; nessun progetto è stato presentato agli uffici comunali e quindi, per adesso, le acque rimangono chete.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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