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L’addio a “Panocia” con il Sanctus del tenore Pirgu

L’addio a “Panocia” con il Sanctus del tenore Pirgu

Chiesa gremita per l’ultimo saluto a Franco Casarini Tra i presenti anche le due mogli di Luciano Pavarotti

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CORREGGIO. Chiesa di San Francesco gremita, ieri pomeriggio, per l'addio a Franco Casarini, 83 anni, da tutti conosciuto come “Panocia”, soprannone che gli era stato dato fin da bambino e che si è portato sino alla fine della vita. Alle esequie erano presenti anche Nicoletta Mantovani, seconda moglie di Luciano Pavarotti, scomparso ormai 11 anni fa, e la prima moglie Adua Veroni. Oltre ai famigliari dell'indimenticato ideatore del “Pavarotti d'oro” tra cui la moglie Silvana, i figli Adriana e Gustavo, il genero Claudio, la nuora Margherita e i tanti nipoti. Ai lati della chiesa spiccavano le corone di fiori di Zucchero, Francesca e Blue e di Nicoletta e Alice Pavarotti.

La messa è stata officiata da don Sergio Pellati, parroco di Correggio. Nei primi banchi della chiesa erano presenti anche il sindaco Ilenia Malavasi, il presidente della Pro loco Aimone Spaggiari, oltre a rappresentanti delle istituzioni militari, carabinieri e Guardia di finanza.

Durante la messa, in onore di “Panocia”, il tenore Saimir Pirgu – albanese naturalizzato italiano nel 2014 dal presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, vincitore del “Pavarotti d'oro” del 2013 – ha cantato, in un’atmosfera suggestiva, “Panis Angelicus” di César Frank e “Sanctus”. Prendendo spunto dal Vangelo secondo Matteo, don Sergio ha voluto continuare a raccontare le “beatitudini” di Panocia, fatte di gesti semplici, di sorrisi e saluti verso tutte le persone che incontrava, anche se le conosceva da poco. «Beati quelli che sono capaci di salutarti con un sorriso simpatico, sulla bicicletta, per farti cambiare la giornata e darti un segno di vicinanza – ha detto don Sergio –. Beati quelli che per amicizia ti accolgono in casa, magari con la moglie Silvana che condivide, serenamente, due tagliatelle. Beati quelli che amano le cose belle, soprattutto la creatività dell'uomo, la musica che rende piacevole anche i momenti tristi della vita. Avevo incontrato qualche giorno fa Panocia quando era stato ricoverato in ospedale, poi è andato a casa a fare la tradizionale festa dei Casarini come ogni anno, e lì ha chiuso la sua vita, fatta di tanta amicizia, simpatia e vicinanza col mondo della musica grazie al suo rapporto col maestro Pavarotti. Ha tanto amato anche la "sua" Correggio. Tempo fa, quando ricevette gli oli santi, mi chiese. "Am portet in San Quirèin?". Io non avevo capito, dato che stiamo restaurando la chiesa, ma intendeva in questo momento. Gli risposi di tenere duro perché il Signore ha altri tempi». (m.p.)

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