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La Tavola di Bisanzio andrà in scena

di Paolo Ruini
La Tavola di Bisanzio andrà in scena

Raccolti tra i cittadini e le associazioni i soldi necessari a predisporre le misure di sicurezza chieste dalla Circolare Gabrielli

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BAISO. La nuova normativa che regola gli eventi pubblici è sicuramente molto restrittiva, soprattutto quando non riguarda le grandi città ma i paesi, e non a caso molte iniziative sono già state cancellate dai calendari. Una che correva il rischio di essere cancellata per gli alti costi di adeguamento alla Circolare Gabrielli era la Tavola di Bisanzio. Tanto che l’associazione omonima è stata costretta a lanciare una raccolta fondi. Che ha raggiunto l’obiettivo: per volontà popolare e per la forza dell’associazionismo, i fondi sono stati raccolti e permetteranno di affrontare le nuove spese.

«Ora possiamo confermarlo con assoluta certezza: la quattordicesima edizione della “Tavola di Bisanzio” prenderà vita il 14 e 15 luglio prossimi, quando le vie di Baiso si rianimeranno in un tripudio di profumi, colori e storia», dichiara soddisfatto Giuliano Caselli, assessore al commercio, turismo e scuola di Baiso, presidente dell’associazione che organizza la festa.

Quanto ha rischiato la Tavola di Bisanzio?

«L’adeguamento alle nuove direttive sulle norme di sicurezza per gli eventi pubblici ha messo in discussione la possibilità di organizzare la manifestazione che, negli ultimi anni, è cresciuta enormemente. In provincia sono decine e decine le organizzazioni che hanno deciso di rinunciare alle proprie kermesse, dall’entrata in vigore della circolare per ragioni legate ai costi e alle rigide norme da rispettare. Parliamo anche di sagre, funzioni religiose e patronali che rappresentano la nostra tradizione e che animano, soprattutto nei mesi estivi, i nostri paesi. Ai primi di aprile il direttivo della Tavola di Bisanzio, dopo ripetute riunioni, aveva deciso di sospendere la manifestazione perché quanto richiesto presupponeva uno sforzo economico che l’associazione non era in grado di sostenere».

Alla fine, però, avete deciso di non gettare la spugna.

«Sì, il comitato non si è arreso e tutti ci siamo impegnati affinché gli ostacoli burocratici non rappresentassero un limite invalicabile. È prevalsa la ferma volontà e il dovere di provare a salvare quella che è considerata una delle migliori rievocazioni del nostro territorio. Per fare questo, era necessaria una discreta e immediata risorsa economica. Si è dunque pensato che la cosa migliore fosse chiedere il sostegno dei concittadini e delle associazioni locali attraverso una campagna di raccolta fondi».

Come ha funzionato questa sorta di autotassazione?

«A partire dal 13 aprile, è partita una serie di appuntamenti che ha previsto l’allestimento di punti di raccolta fondi nelle piazze di Baiso nei giorni di mercato, cene di autofinanziamento al bocciodromo, sottoscrizione di tessere per soci sostenitori e offerte volontarie raccolte dagli esercizi commerciali».

I risultati, dopo circa un mese di raccolta fondi?

«Oggi possiamo tranquillamente dire che il risultato è stato sorprendente. Tantissimi cittadini e gran parte delle associazioni hanno risposto all’appello. Cittadini comuni, pensionati, giovani che hanno a cuore Baiso e la sua Tavola di Bisanzio si sono recati ai gazebo o hanno partecipato alla cena, manifestando il loro appoggio. Sono stati raccolti ottomila euro; ne mancano ancora pochi alla somma preventivata dal direttivo per dar vita alla “Tavola di Bisanzio” edizione 2018, ma già da oggi possiamo dire di avercela fatta: l’obiettivo è stato raggiunto. Questo ci permetterà di adeguarci a tutte le norme e rispettare le circolari emesse dal ministero dell’Interno, dal capo della polizia e dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco nel corso del 2017. Come sempre – conclude Caselli – Baiso di fronte alle difficoltà ha dato una dimostrazione di unione e solidarietà, ma soprattutto di una volontà e di una determinazione incredibili».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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