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Mille famiglie coinvolte da “Genitori connessi”

Mille famiglie coinvolte da “Genitori connessi”

Compie tre anni il progetto nato per colmare il divario nell’uso delle tecnologie La sperimentazione estesa a 12 istituti scolastici e 25 fra insegnanti ed educatori

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REGGIO EMILIA. Il divario fra genitori e figli nella conoscenza e nell’utilizzo delle tecnologie informatiche può essere colmato. Ne sono convinti l’amministrazione municipale reggiana, gli insegnanti e le famiglie. Ben venga dunque – e la si prosegua – l’esperienza avviata tre anni fa con il progetto “Genitori connessi” i cui risultati vengono presentati al pubblico domani sera alle 20.30 al Centro Malaguzzi. L’insolito studio è iniziato nell’anno scolastico 2015/2016 destinato ai ragazzi dai 7 ai 13 anni dell’Istituto comprensivo Galileo Galilei. Nei due anni successivi la sperimentazione è stata man mano estesa a tutti gli istituti comprensivi cittadini. Particolare attenzione è stata dedicata al coinvolgimento di decine di volontari che sono stati formati dai docenti degli atenei Bicocca di Milano e di Brescia Paolo Ferri e Stefano Moriggi attraverso laboratori serali di approfondimento sul digitale e gli stili di comunicazione.

Favorita dalle nuove tecnologie la relazione casa-scuola in ambiente didattico è migliorata. Usando videogiochi e youtuber i genitori hanno comunicato con un linguaggio più “giovane” inducendo i figli a riflettere su casi di cronaca che hanno rovinato la vita di tante famiglie. Internet infatti non è solo luogo di intrattenimento in cui isolarsi, ma un archivio infinito.

Alcuni dei risultati raggiunti sono stati anticipati ieri in Comune da Raffaella Curioni assessore ad Educazione e Conoscenza e Valeria Montanari all’Agenda digitale e partecipazione. Accanto a loro le coordinatrici della Rete scuole delle città Annamaria Corradini e dell’area educativa di Coopselios Sabrina Bonaccini nonché Federica Perna che ha collaborato prima come madre poi come volontaria.

L’iniziativa ha centrato il bersaglio se si pensa che vi hanno partecipato quasi 1.000 famiglie, 12 istituti scolastici e 25 fra insegnanti ed educatori. Un centinaio le ore di lavoro svolte. «È stata una scommessa vinta – ha premesso la Curioni – non solo per l’ampia partecipazione ma soprattutto perché, per la prima volta, sono state coniugate la conoscenza delle nuove tecnologie con i rischi che possono nascondere. Ed è stata l’occasione per sviluppare nuove relazioni con i figli. Grazie alle tecnologie, rispetto al passato, possono essere raccolte più velocemente notizie e immagini e si riesce ad intrecciare connessioni con vari ambiti del sapere». «In effetti sono strumenti ormai indispensabili – ha aggiunto la Montanari – e i “genitori connessi” riescono a dialogare e a porre interrogativi critici.I nativi digitali (i figli) vengono così a contatto con gli immigrati digitali (i genitori) e possono imparare che la rete non è solo luogo di divertimento ma anche di acquisizione di competenze, informazioni, diritti. Ciò è stato agevolato dalla partecipazione attiva di scuole, educatori, professionisti, atenei, volontari cui va un sentito ringraziamento».

Annamaria Corradini ha quindi reso conto dell’alleanza fra scuola e famiglie per un percorso formativo molto partecipato. Al punto da superare le aspettative – ha aggiunto la Bonacini – con un beneficio di carattere sociale perché ha innalzato la consapevolezza dei cittadini. Non resta che proseguire su questa strada. Addirittura entusiastica la testimonianza di Federica Perna per un progetto che favorisce l’avvicinamento fra figli e genitori. (l.v.)



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