Omicidio stradale, così si raccolgono prove
Speciale “lezione” dell’ex guida dei Ris Luciano Garofano agli agenti della polizia municipale
REGGIO EMILIA. La maglietta di un uxoricidio, la simulazione di un suicidio, le tracce ematiche nella villetta del delitto Chiara Poggi, l’imprenditore che sparò sui ladri introdottisi in casa sua, un incidente mortale in cui il responsabile andò a denunciare il furto dell’auto ma venne incastrato dalle impronte sulla vettura, solo sue. È stata appassionante la “lezione” svolta da Luciano Garofano, generale in congedo dell’Arma dei carabinieri, per quasi tre lustri alla guida del Ris (reparto investigazioni scientifiche) di Parma, intervenuto ieri al teatro Cavallerizza al seminario di formazione della polizia municipale dal titolo “Scienza o fantascienza: luci e ombre sull’uso della prova scientifica”.
Che ci azzeccano casi clou della cronaca nera con l’omicidio stradale, tema della giornata? Il fatto è che da quando è stato introdotto, a marzo 2016, il nuovo reato di omicidio stradale, diventato fattispecie del più ampio omicidio colposo (articoli 589 bis e 590 bis del codice penale, il primo è l’omicidio stradale e il secondo l’incidente stradale grave con una prognosi superiore ai 40 giorni), le esigenze di raccolta delle prove sono aumentate, innalzando l’asticella della preparazione scientifica anche sulle strade nostrane.
Da qui il convegno, organizzato dal comando di polizia municipale di Reggio Emilia e dal Comune di Reggio in collaborazione l’Acisf, accademia italiana di scienze forensi, un ente che si occupa proprio della formazione di magistrati, avvocati, investigatori e forze dell’ordine, di cui Garofano è presidente. Per l’Acisf hanno preso la parola anche Franco Morizio, responsabile della sezione polizia locale, e Cinzia Gimelli, psicologa forense, che ha presentato uno squarcio su come intervistare i testimoni di sinistri senza influenzarli. Come ha evidenziato il comandante della municipale Stefano Poma, che ha fatto gli onori di casa davanti a una platea di un centinaio di agenti, «oggi è impensabile ignorare l’impatto che la tecnologia scientifica ha avuto sui metodi di rilevamento degli incidenti stradali e sul controllo quotidiano dei veicoli in circolazione. Mantenere l’attuale livello di specializzazione nel campo dell’infortunistica stradale non può prescindere da un continuo e sistematico aggiornamento professionale».
Anche perché gli scontri sulla strada sono diventati prerogativa della polizia municipale: come ha sottolineato Alberto Sola, del servizio Politiche sicurezza della Regione, «nei capoluoghi di provincia oltre il 70% degli incidenti mortali sono stati rilevati da agenti della Municipale, che nel 2017 in tutta l’Emilia-Romagna, hanno rilevato sinistri con 200 vittime e 12.500 feriti».
Il prefetto di Reggio, Maria Grazia Forte, ha spiegato come l’incremento degli incidenti con esito mortale richieda «un maggior coordinamento tra le forze di polizia sul fronte della prevenzione», mentre il sindaco Luca Vecchi ha messo l’accento sull’importanza dell’educazione stradale, portata nelle scuole dagli agenti di municipale. (am.p.)
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