Comune, restyling voluto dal ministero
L’amministrazione corre ai ripari dopo la relazione degli ispettori della Ragioneria di Stato. Sassi: «Struttura più efficiente»
REGGIO EMILIA. Tre aree rispetto alle quattro precedenti, una sforbiciata agli incarichi ad interim e un accorpamento degli uffici “servizi”, passati da sei a quattro. L’organigramma del Comune subisce una dieta dimagrante. E, dal primo maggio scorso, cambia il proprio assetto, mettendo in campo una struttura più snella per venire incontro ai numerosi rilievi evidenziati nel novembre scorso dal Ministero delle Finanze, che dopo un’ispezione a sorpresa della Ragioneria dello Stato, nel marzo 2017, aveva bacchettato l’amministrazione con una corposa relazione nella quale si puntava il dito sull’organizzazione dell’ente.
A finire nel mirino degli ispettori, soprattutto il ruolo dei direttori d’area che, si legge nel documento, «non paiono conformi al quadro legislativo di riferimento». Ma i rilievi hanno coinvolto anche forme di reclutamento e selezione degli incarichi dirigenziali adottate in passato (contestando in casi specifici i requisiti richiesti e la discrezionalità nella valutazione), oltre ad alcuni istituti di contrattazione decentrata.
Alla relazione, il Comune ha risposto producendo a sua volta un corposo documento di controdeduzioni. Ma, nel frattempo, è corso ai ripari mettendo mano all’organizzazione dell’intera macchina amministrativa. «Le controdeduzioni non sono soltanto un documento inviato al ministero - spiega il vicesindaco Matteo Sassi, che ricopre anche la delega agli Affari generali – ma sono soprattutto una serie di azioni e di atti amministrativi che il Comune ha messo in campo negli ultimi mesi, di cui la riorganizzazione operativa dal primo di maggio scorso è uno degli atti fondamentali. Possiamo definirlo un restyling della macrostruttura che soddisfa alcune esigenze organizzative dell’ente e anche alcune richieste dei rilievi effettuati dagli ispettori».
Per quanto riguarda la figura dei direttori d’area, ricoperte da Massimo Magnani, Giordano Gasparini e da Lorenza Benedetti (in passato su quattro aree solo i primi due ricoprivano tale ruolo), secondo Sassi «bisogna considerare che tutti i comuni delle dimensioni del nostro hanno dirigenti intermedi fra il direttore generale, che noi non abbiamo, e i dirigenti dei singoli servizi. Magari non li chiamano direttori di area, ma direttori di settori. Ciò che veniva maggiormente contestato era invece il ricorso sistematico a figure ad interim per ricoprire posizioni dirigenziali vacanti».
Nel luglio 2016, erano 9 i ruoli ricoperti ad interim. Attualmente, tuttavia, ce ne sono ancora 7: «L’interim non è illegittimo – aggiunge il vicesindaco – è bene far presente che, a differenza di sette o otto anni fa, il Comune attualmente ha in servizio la metà dei dirigenti: da 38-39 di qualche anno fa si è passati a una ventina. Ecco perché c’è la necessità di ricorrere a diversi ad interim, che in sostanza è l’assegnazione a un dirigente di deleghe e responsabilità che erano di altri dirigenti non sostituiti. Sono azioni che rientrano in un piano di razionalizzazione e contenimento della spesa».
Sugli istituti di contrattazione decentrata, infine, capitolo che riguarda in generale tutto l’ente, «il ministero metteva sotto osservazioni alcuni aspetti, non sollevando eccezioni sugli importi e sul budget, ma sulle modalità di contrattazione. In pratica, non contestavano una spesa eccessiva. Anche su questo versante, nei mesi scorsi con il lavoro del segretario generale, che ringrazio, gli istituti di contrattazione decentrata sono stati riformati in larga parte. Ben prima che giungesse la relazione degli ispettori, inoltre, siamo intervenuti per rafforzare il sistema di controllo di legittimità degli atti, su cui non era emerso alcun rilievo ministeriale. Interventi che nel loro insieme hanno reso la struttura più snella e più operativa, assumendo inoltre anche un pieno profilo di legittimità».
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