Gazzetta di Reggio

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«Ma quella polvere ha ucciso i nostri cari questa non è giustizia»

«Ma quella polvere ha ucciso i nostri cari questa non è giustizia»

Rabbia e lacrime tra i familiari delle vittime presenti in aula Il difensore di Ponti: «Nessuno nega che ci fosse l’amianto»

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REGGIO EMILIA. Rosa Di Maio è sempre rimasta in silenzio. Alle tante parole spese dal figlio Stefano Nanetti a margine del processo Cemental, ha sempre opposto un composto silenzio durante il procedimento penale contro il titolare dell’azienda di Correggio dalla quale, raccontava, il marito Luciano Nanetti tornava sporco di polvere. «Polvere che conteneva fibre di amianto, causa del suo mesotelioma». Dopo l’assoluzione ieri di Franco Ponti, il titolare che era accusato dell’omicidio colposo del marito, è rimasta ancora silente, seduta in aula, con gli occhi bagnati «dal ricordo del marito», ci confessa. «Questo processo affronta tutti i temi aggiornati delle malattie asbesto correlate - dice il difensore di Ponti, Alberto Vercelli del foro di Torino, che fa poi i complimenti ai familiari reggiani: «Rilevo la compostezza di quest’aula, non è usuale in questi processi» dice, salvo poi rimarcare che non è possibile cercare «un meccanismo compensatorio a un fenomeno come quello dell’amianto tramite un meccanismo penale: solo in Italia si fa questa cosa. Per queste malattie la diagnosi è fondamentale. Il mesotelioma pleurico è una malattia rara ma comune per frequenza giudiziaria». In pratica è la ribalta giudiziaria a rendere famosa una malattia che colpisce pochi, salvo questi pochi essere spesso dei lavoratori. «Questa sentenza non offre giustizia ai nostri morti» dice una delle donne presenti in aula. Sono la maggior parte tra i sostenitori che ieri si sono dati appuntamento accanto alle parti civili del processo di Reggio, durante il quale viene ripercorsa la storia dei processi di amianto più famosi: Pirelli, Eternit, Franco Tosi e via dicendo. Le parti civili li nominano per incidere sui casi, la difesa per riportare i passi di molte assoluzioni. «Questa sentenza è la naturale evoluzione di un processo quantomeno strano - rincara la dose Andrea Nanetti, che punta il dito però anche sulla procura - In questo tribunale, giustamente, anche per un furto, la procura assume un perito. Qui non è stato fatto, è una stranezza. Se io non avessi avuto la possibilità di prendermi un perito eravamo a piedi già molto prima. Per non parlare delle testimonianze contraddittorie, documentazioni da rivedere: si commenta da solo tutto questo. Quanti morti dovranno ancora esserci, visto che siamo solo all’inizio, prima che qualcun altro si svegli?».

«La diagnosi è il punto centrale per Luciano Nanetti - dice Vercelli - e gli esami compiuti hanno esito dubbio. È morto per un tumore della pleure ma non so per quale motivo. Un “caso complicato, con dubbi cresciuti nel tempo” dicono i periti. Nessuno nega che alla Cemental ci fosse l’amianto ma i dubbi diagnostici, dicono i periti, “risultano fatalmente invalicabili dall’assenza degli esami anatomopatologici». (e.l.t.)

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