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Reggio Emilia, maglie e palloni da rugby alla camera ardente di Rebecca Braglia

Leonardo Grilli
Reggio Emilia, maglie e palloni da rugby alla camera ardente di Rebecca Braglia

In tantissimi nel pomeriggio alla camera ardente della 18enne, tra fotografie divise da rugby, allestita al Santa Maria Nuova. Venerdì 11 maggio i funerali in Duomo

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REGGIO EMILIA. Magliette da rugby, palloni ovali e tanti ricordi di una ragazza allegra, forte, sempre pronta ad aiutare il prossimo e a mettersi in gioco senza riserve. Nella vita di tutti i giorni così come in campo sportivo. Oltre un centinaio di persone hanno voluto partecipare, nel pomeriggio, alla camera ardente allestita al Santa Maria Nuova per Rebecca Braglia.

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La 18enne rugbista reggiana deceduta ospedale Bufalini di Cesena il 2 maggio scorso a causa di un infortunio di gioco accaduto a Ravenna, il 29 aprile. Una cornice di foto che ritrae la ragazza con i genitori, con gli amici, con le sue compagne di squadra. Un tavolo con le tre maglie indossate da Rebecca durante il suo percorso sportivo, quelle della Rugby Reggio, del Colorno e dell’Amatori Parma. Un pallone ovale con le firme dei giocatori della nazionale italiana rugby.

Tutto a circondare la bara della giovane, aperta per consentire a tutti di salutarla l’ultima volta. In tantissimi, gradualmente, si sono presentati al Santa Maria a partire dalle 15. Le compagne in classe e quelle in campo, dirigenti delle società rugbistiche in cui aveva militato Rebecca, esponenti del mondo dello sport.

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Ad accogliere tutti, con la forza e la dignità che non lo hanno mai abbandonato dopo il tragico infortunio della figlia, il papà Giuliano. «Un credente sa che dopo la morte si va in un posto migliore – ha esordito il padre – ma il discorso vale anche per chi non crede. Perché ogni persona, soprattutto quando in vita si è comportata bene ed è sempre stata corretta e onesta, rimane viva finché è viva nel cuore di chi la ricorda. Rebecca ha vissuto 18 anni. Sono pochi? C’è chi ha vissuto meno e con più patimenti e chi arriva a 100 anni e bisognerebbe sparagli per quanto è insopportabile e per il male che ha fatto. Mia figlia ha vissuto bene, ha goduto della sua vita».

Inevitabile a quel punto, per Giuliano, ripercorrere l’infanzia di Rebecca: «Era al centro di cento amicizia, faceva parte del gruppo parrocchiale, era stata battezzata da padre Eugenio Cargioli ed era molto legata al vecchio parroco di via Roma, don Alcide. Era molto diretta nel dire le cose e tendeva sempre a far tornare la pace quando c’era maretta fra gli amici».

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E poi, ovviamente, lo sport. La grande passione della giovane, fin da piccola. «Era una sportiva – ha continuato il padre – aveva cominciato a giocare a rugby che aveva neanche sei anni. A giocato nell’under 7, nell’under 9 poi sono passati agli anni pari e fino all’under 12 è rimasta a Reggio. Spesso era l’unica ragazza della squadra ma non si è mai tirata indietro».

Quindi il passaggio al Colorno, a Parma, dove Rebecca andava tre volte a settimana. Fino all’infortunio in campo di tre anni fa: «Anche il qual caso – conclude Giuliano – si era procurata durante una partita un trauma cranico ed era stata ricoverata una settimana. Lì ha perso l’anno scolastico, è passata al liceo Moro dallo Spallanzani e dopo uno stop di un anno ha voluto ricominciare a giocare. I rugbisti non riescono mai a smettere».

I funerali di Rebecca si svolgeranno domani, venerdì 11 maggio, alle 15 nel Duomo di Reggio Emilia in piazza Prampolini. Da lì il feretro della giovane andrà al cimitero di Rivalta, dove sarà tumulato.

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