Ascoltati i medici che curarono Carletto
SAN MARTINO IN RIO. Un’altra lunga udienza ha sviscerato le ultime ore di vita del piccolo Carlo Russo, morto al Santa Maria Nuova il 25 agosto 2015 a 2 anni, tre giorni dopo aver ingerito...
SAN MARTINO IN RIO. Un’altra lunga udienza ha sviscerato le ultime ore di vita del piccolo Carlo Russo, morto al Santa Maria Nuova il 25 agosto 2015 a 2 anni, tre giorni dopo aver ingerito accidentalmente detersivo per lavastoviglie nel bar dei genitori, a San Martino in Rio. Ieri pomeriggio, nell’udienza che vede alla sbarra quattro medici e la stessa mamma del piccolo, accusati di concorso in omicidio colposo, sono stati ascoltati gli altri 7 sanitari che a vario titolo hanno visto il bambino durante il ricovero. Tutti testi chiamati dalla difesa degli imputati dell’ospedale, difesi dall’avvocato Franco Mazza e Roberto Bassi, che hanno in pratica difeso tutto quanto fatto in ospedale per il piccolo. «È emerso che l’ospedale non ha tralasciato niente, ma ha lavorato in stretto contatto col centro antiveleni di Pavia» spiega Mazza. Al processo sono due le tesi che si contrappongono, quello dell’accusa rappresentata dai pm Giacomo Forte e Giulia Stignani secondo cui i medici avrebbero somministrato in dosi eccessive un farmaco - il Propofol – sconsigliato in età pediatrica. Dall’altra quella della difesa dei medici, con tanto di perizia, secondo cui invece la causa da ricercare proprio nella caustica ingerita dal bambino, che avrebbe causato quella aritmia pericardica che poi lo ha portato purtroppo alla morte.
Il processo è destinato a scontrarsi soprattutto sulle perizie. La difesa dei medici ha chiesto una perizia dibattimentale che chiarisca il capo di imputazione, ritenendo che la causa della morte del piccolo non sia da ricercare in quel farmaco.
Alla sbarra c’è anche mamma Giusy Cataldo, difesa dagli avvocati Alessandro Conti e Alessandro Carrara, accusata di omessa custodia e concorso in omicidio colposo. (el.pe)
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