«È morta facendo quello che amava di più»
Il ricordo degli allenatori del Rugby Reggio giovanile. Il sindaco: «Ci saremo per la famiglia»
REGGIO EMILIA. Fra le tante persone che ieri pomeriggio hanno voluto essere presenti alla camera ardente di Rebecca Braglia c’era anche il mondo rugbistico reggiano. E, soprattutto, gli allenatori che hanno conosciuto la giovane sportiva fin da piccola, quando aveva cominciato a giocare sui campi di Reggio Emilia.
«La prima cosa che mi viene in mente quando penso a Rebecca – ha ricordato Stefania Giansoldati, allenatrice delle giovanili del Rugby Reggio e fra le prime persone che si è presa sportivamente cura di lei – è che era una tipa tosta, combattiva, che ci ha messo sempre del suo. Ricordo anche il messaggio del padre, che anche domenica scorsa quando mi ha incontrato mi ha detto “grazie Stefy, hai dato la possibilità a mia figlia di divertirsi fin da piccola”».
Parole commosse anche quelle di Stefano Cortesi, anch’egli allenatore delle giovanili rugbistiche reggiane: «L’ho conosciuta da piccolina, che aveva 6 anni. È morta facendo quello che amava di più, ha sempre avuto voglia di giocare a rugby tanto da fare non pochi sacrifici per questo sport».
Fra i presenti, infine, anche il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi: «Si tratta di una tragedia che oltre alla famiglia ha colpito a fondo un’intera città. Sono qui per testimoniare la disponibilità della comunità reggiana nei confronti della famiglia per tutto quanto ciò che potrebbe essere necessario». (l.g.)
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