Gazzetta di Reggio

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La bara di Rebecca ricoperta di foto

di Leonardo Grilli
La bara di Rebecca ricoperta di foto

Folla commossa ieri alla camera ardente della 18enne, fra immagini e maglie delle squadre in cui ha giocato. Oggi i funerali

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REGGIO EMILIA. Magliette da rugby, palloni ovali e tanti ricordi di una ragazza allegra, forte, sempre pronta ad aiutare il prossimo e a mettersi in gioco senza riserve. Nella vita di tutti i giorni così come in campo. Oltre un centinaio di persone hanno voluto partecipare, ieri pomeriggio, alla camera ardente allestita al Santa Maria Nuova per Rebecca Braglia, la 18enne rugbista reggiana deceduta all’ospedale Bufalini di Cesena il 2 maggio scorso, a causa di un infortunio di gioco accaduto a Ravenna, il 29 aprile.

Inizialmente per la commemorazione si era pensato alla chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, la parrocchia frequentata dalla famiglia Braglia, ma per motivi organizzativi e di spazio la camera ardente è stata allestita nell’ospedale reggiano, in una stanza riempita dai familiari di simboli, ricordi, testimonianze della breve ma appassionante vita di cui è stata protagonista Rebecca. Una cornice di foto che ritrae la ragazza con i genitori, con gli amici, con le sue compagne di squadra. Un tavolo con le maglie indossate da Rebecca durante il suo percorso sportivo, quelle della Rugby Reggio, del Colorno e dell’Amatori Parma. Un pallone ovale con le firme dei giocatori della nazionale italiana di rugby.

Tutto a circondare la bara della giovane, aperta per consentire a tutti di salutarla l’ultima volta. In tantissimi, gradualmente, si sono presentati al Santa Maria a partire dalle 15. Le compagne in classe e quelle in campo, dirigenti delle società in cui aveva militato Rebecca, esponenti del mondo dello sport. Ad accogliere tutti, con la forza e la dignità che non lo hanno mai abbandonato dopo il tragico infortunio della figlia, il papà Giuliano. Ha ascoltato tutti, senza mai perdere il sorriso, compresi i giornalisti. Ai quali ha affidato il ricordo della vita della figlia, anno dopo anno. «Un credente sa che dopo la morte si va in un posto migliore – ha esordito il padre – ma il discorso vale anche per chi non crede. Perché ogni persona, soprattutto quando in vita si è comportata bene ed è sempre stata corretta e onesta, rimane viva finché è viva nel cuore di chi la ricorda. Rebecca ha vissuto 18 anni. Sono pochi? C’è chi ha vissuto meno e con più patimenti e chi arriva a 100 anni e bisognerebbe sparagli per quanto è insopportabile e per il male che ha fatto. Mia figlia ha vissuto bene, ha goduto della sua vita».

Inevitabile a quel punto, per Giuliano, ripercorrere l’infanzia di Rebecca: «Era al centro di cento amicizia, faceva parte del gruppo parrocchiale, era stata battezzata da padre Eugenio Cargiolli ed era molto legata al vecchio parroco di via Roma, don Alcide. Era molto diretta nel dire le cose e tendeva sempre a far tornare la pace quando c’era maretta fra gli amici».

E poi, ovviamente, lo sport. La grande passione della giovane, fin da piccola. «Era una sportiva – ha continuato il padre – aveva cominciato a giocare a rugby che aveva neanche sei anni. Ha giocato nell’under 7, nell’under 9 poi sono passati agli anni pari e fino all’under 12 è rimasta a Reggio. Spesso era l’unica ragazza della squadra ma non si è mai tirata indietro».

Quindi il passaggio al Colorno, a Parma, dove Rebecca andava tre volte a settimana. Fino all’infortunio in campo di tre anni fa: «Anche il qual caso – conclude Giuliano – si era procurata durante una partita un trauma cranico ed era stata ricoverata una settimana. Lì ha perso l’anno scolastico, è passata al liceo Moro dallo Spallanzani e dopo uno stop di un anno ha voluto ricominciare a giocare. I rugbisti non riescono mai a smettere».

I funerali di Rebecca si svolgeranno oggi, alle 15, nel Duomo in piazza Prampolini.

Da lì il feretro della giovane andrà al cimitero di Rivalta, dove sarà tumulato.

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