Punto nascite, esplode la rabbia dei comitati
«Hanno tolto il servizio più importante e parlano di miglioramenti. Si faccia pressione sulla Regione»
CASTELNOVO MONTI. Una nuova nota unitaria dei comitati Salviamo le Cicogne e Dinamo, in merito alla conferenza stampa sull’avanzamento del progetto “Sant’Anna Plus”, svoltasi mercoledì in Provincia, segnala un inasprimento dei toni.
Spiegano infatti i due comitati: «È certamente apprezzabile l’impegno dichiarato dal sindaco di Castelnovo, Enrico Bini, per la riapertura di quel punto nascite che la Regione ha chiuso, soprattutto in considerazione del silenzio dietro cui si nascondono gli altri amministratori e il partito di maggioranza. Ma purtroppo anche con queste dichiarazioni continua ad essere travisata la verità – scrivono –. L’affermazione secondo la quale la Regione ha dei finanziamenti volti a migliorare i servizi dell’Appennino risulta imbarazzante e lunare. Non solo hanno tolto il servizio più importante, il punto nascite, ma hanno anche tolto il servizio di ginecologia H24, che incide sulla sicurezza delle donne gravide ma anche su tutte le donne del comprensorio montano. Invece di spendere i soldi per fare protesi alle amputazioni operate dalla stessa Regione e Ausl, sarebbe opportuno ripristinare i servizi essenziali negati». Proseguono Cicogne e Dinamo: «Non è assolutamente vero che l’unico modo per riaprire il punto nascita sia quello di rivolgersi al forum nazionale delle aree interne e alla sua commissione specifica sui servizi sanitari della montagna. Ha ragione il sindaco a definire “questa strada lunga e difficile”. Di certo sarà utile battere anche questo percorso, ma non è sicuramente il più diretto e fattibile. L’idea poi di vedere se nelle aree di montagna è prevista un’eccezione appare bizzarra poiché proprio per le aree in condizioni orogeografiche difficili è prevista la deroga dall’accordo della conferenza Stato-Regioni».
Conclude la nota: «Sarebbe utile che gli amministratori locali facessero pressioni sull’unico organo deliberante in materia, ovvero la Regione Emilia Romagna, con sede a Bologna, con presidente Bonaccini e con assessore Venturi. Loro possono deliberare la riapertura dei punti nascita dell’Appennino emiliano, rivedendo la sciagurata decisione presa da loro stessi di chiuderli. Decisione aggravata dalla scelta di concedere la deroga invece ai punti nascita di pianura con meno di 500 parti, i quali non hanno alcuna difficoltà orogeografica, ma sono dotati di un nutrito bacino elettorale favorevole alla giunta. Infine, l’ennesimo rinvio dell’incontro con le forze politiche indetto già due volte dal sindaco Bini per l’8 giugno, fornirà certamente ai Comitati l’occasione di convocarlo autonomamente. Chi mancherà, evidentemente ha impegni più importanti del preoccuparsi delle donne dell’Appennino e le loro famiglie».
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