Sara uccisa dal metadone: nuovi indagati
Non è stata la cocaina: l’autopsia indica l’analgesico killer. La procura iscrive nel registro altri due uomini e una donna
CARPINETI. Sara Teneggi è morta a causa del metadone. Il suo cuore si è fermato l’8 ottobre 2017 non a causa della cocaina, quindi, ma del forte analgesico utilizzato solitamente per aiutare gli eroinomani a uscire dal tunnel della dipendenza. È una delle verità giudiziarie contenute nella perizia che il 16 ottobre 2017 il sostituto procuratore Stefania Pigozzi ha affidato al medico legale Antonio Osculati e al tossicologo forense Claudia Vignali. L’esito dell’autopsia è stato da poco depositato, portando quindi a un cambio radicale dell’indagine, che conta ora altre tre persone iscritte nel registro degli indagati, due uomini e una donna, probabilmente legati al reperimento del metadone. Prima al centro dell’indagine sulla morte della barista 29enne di Carpineti, trovata cadavere l’8 ottobre 2017, erano un albanese di 36 anni e due italianiani (un 36enne di Casina e un milanese 44enne), indagati per il decesso della giovane che viveva con la madre a Pantano di Carpineti.
Ad avere un effetto deleterio per la ragazza è stato quindi il metadone, assunto dalla barista che non aveva però assiduità, aumentandone le portata distruttiva. I periti indicano la morte tra le 13 e le 16.30 dell’8 ottobre. Ma è la conclusione finale che pesa come un macigno soprattutto sui due uomini che hanno raccontato ai carabinieri di aver passato le ultime ora assieme alla barista, poi deceduta. «Un intervento sanitario tempestivo avrebbe verosimilmente consentito di contrastare gli effetti tossici del metadone e sostenere le funzioni vitali della ragazza, aumentandone le possibilità di sopravvivenza». In precedenza c’era già stata una prima fase giudiziaria con l’incidente probatorio voluto per determinare se le sostanze trovate a casa della giovane (cocaina e altro) fossero della stessa partita sequestrata a un giovane albanese arrestato nelle ore immediatamente successive al decesso, e difeso dall’avvocato Matteo Iotti. Si trattava di un passaggio importante per cercare di fare piena luce su quanto accadde nelle ore precedenti la prematura morte della giovane, avvenuta nella sua stanza. Qui l’aveva trovata la mamma e nonostante la corsa dei soccorsi non c’era stato nulla da fare. In ballo c’è l’accusa di morte come conseguenza di altro reato, nell’indagine coordinata dal pm Stefania Pigozzi. L’esito degli accertamenti disposti dalla procura cambia però il quadro accusatorio, alleviando la posizione dell’indagato albanese, essendo il metadone all’origine della morte della ragazza, e non la cocaina. Secondo le testimonianze raccolte dai carabinieri subito dopo la morte dalla barista, la ragazza aveva acquistato un grammo di cocaina dall’albanese, arrestato poi e messo sotto indagine dalla procura. Resta da capire quali siano ora i contorni dell’indagine che prosegue a ritmi serrati per poter individuare eventuali colpe in capo anche ai nuovi indagati.
Enrico Lorenzo Tidona
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