Sberle, maestro alla sbarra e tifo in aula
È accusato di essere stato troppo severo. Al processo arrivano mamme ed ex alunni a sostegno dell’insegnante
SCANDIANO . È accusato di eccessiva severità per aver mollato uno schiaffo sulla nuca di un alunno di dieci anni, poi avrebbe tirato per i capelli e trascinato in bagno lo scolaro, costringendolo a rimanere lì fino alla fine dell'orario della mensa, e gli avrebbe fatto scrivere cento volte su un foglio: «A mensa non devo fare il maialino». Un episodio che, dopo una vita passata a insegnare tra i banchi delle scuole elementari, ha trascinato alla sbarra un maestro oggi 63enne, accusato di aver maltrattato l’ alunno. Accusa che gli è piovuta addosso non perché l’alunno sia andato poi a piangere dalla mamma dopo il presunto episodio avvenuto a scuola, ma perché a “denunciare” il fatto alla madre sono state due colleghe del maestro, che hanno avvicinato la donna dopo un consiglio scolastico affermando di essere state testimoni dirette dell’episodio.
Un caso che sta tenendo banco – è il caso di dirlo – in tribunale a Reggio, dove ieri sono stati sentiti i testi di parte civile citati dall’avvocato Mattia Fontanesi, vale a dire la mamma del ragazzino (che il legale rappresenta) e il preside della scuola di Scandiano. Entrambi hanno offerto sostegno all’accusa. Fuori dall’aula, invece, sono comparse alcune mamme, con tanto di figli ex alunni del maestro, per tributare il loro sostegno all’insegnante. Una sorta di tifoseria a margine dell’udienza, che restituisce l’immagine della famiglie degli scolari tutt’ora divise sul comportamento del maestro e sulla vicenda giudiziaria che lo coinvolge. Lui, sempre presente alle udienze, difeso dall’avvocato Domenico Noris Bucchi, ha sempre respinto ogni addebito, in attesa della sentenza del giudice monocratico Antonella Teresa Garcea. Nella precedente udienza protetta a porte chiuse era stato sentito il ragazzino – oggi tredicenne – che accusa l’ex maestro delle elementari di aver calcato troppo la mano. Accuse che il pm Stefania Pigozzi ha condensato nel reato di abuso dei mezzi di disciplina e correzione. In pratica, tra il maggio 2014 e il 24 aprile 2015, avrebbe passato il segno nel rigore correttivo nei confronti dell’alunno.
Dopo il figlio, ieri anche la madre ha confermato la circostanza ricostruita per sentito dire. «Le maestre mi hanno riferito l’episodio», ha confermato la donna incalzata dalle parti, che dice di essere poi andata dal preside, il quale le ha chiesto una relazione scritta, così come l’ha chiesta alle due insegnanti, una di ruolo e l’altra supplente. Acquisiti i racconti scritti, ha confermato il preside, ha mandato gli atti al provveditorato, che a sua volta ha informato la procura. Da lì l’indagine e il rinvio a giudizio per l’insegnante che in classe avrebbe alzato le mani (schiaffi nella nuca, i cosiddetti “coppini”) anche su altri alunni. Metodi che dividono i genitori degli alunni e che saranno oggetto alla prossima udienza della testimonianza delle colleghe insegnanti.
Enrico Lorenzo Tidona
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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