Cavriago, disabile e sotto sfratto: Equitalia le chiede un milione di euro
La denuncia del figlio di una donna di 71 anni ex titolare di una sartoria: «Costretto a sistemarla nel mio camper. La porterò così davanti al municipio»
CAVRIAGO. Deve a Equitalia oltre un milione di euro: 1.133.655,90 euro per la precisione. Ma Paola (nome d’invenzione per tutelarne la privacy), 71 anni ex titolare d’impresa, oggi vive solo della pensione ed è in condizioni di salute molto precarie – per le quali assume fino a 30 farmaci al giorno.
La pensione non le consente di affrontare con serenità le spese quotidiane. Non è neppure in grado di pagare l’affitto e, anzi, grava su di lei un’ingiunzione di sfratto ormai in scadenza. Il prossimo 23 maggio lei e il suo compagno dovranno lasciare la casa al piano di sopra del capannone che un tempo ospitava la lavorazione sartoriale.
Ai tempi d’oro la sua sartoria, che riparava su misura capi d’abbigliamento firmato – Max Mara e Fendi per citare alcune marche –, dava lavoro a 20 persone. Ma negli ultimi anni l’attività, complice la crisi, si è ridotta inesorabilmente, fino a cessare. E Paola ora non può permettersi neppure le spese per le prassi burocratiche di chiusura.
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È il figlio della donna, ormai alla disperazione, a raccontare la sua storia. «Purtroppo ho saputo di questa situazione solo ad aprile – dice – Quando ormai era diventata insostenibile. Mia madre ha un carattere molto orgoglioso e si vergognava. Io, del resto, sono invalido a mia volta, disoccupato e vivo con mio padre, anche lui con gravi problemi. Non posso ospitarla. Però ho un camper che uso per le ferie. Cosa faccio? La sistemo lì? Poi però la porto con quello davanti al municipio: ci piazziamo lì fino a quando non trovano una casa per lei».
Non che l’uomo non si sia dato subito da fare per cercare di uscire da questo ginepraio. «In queste settimane abbiamo bussato a mille porte – racconta – Ma siamo stati rimpallati da un ufficio a un altro: dal Comune all’assistente sociale, alla Caritas, al parroco... E intanto il tempo passa senza trovare una soluzione. Ora la cosa più urgente è una casa. Mia madre ha sempre pagato i suoi dipendenti e i contributi, ha diritto di avere un tetto sulla testa e non certo di vivere sotto un ponte».
Il figlio e la donna hanno tentato anche la strada degli alloggi popolari: «Per avere diritto alla casa si deve presentare l’Isee e non risultare proprietari d’azienda. Ma per chiudere ci vogliono soldi. Ci siamo rivolti all’ordine dei notai e forse potremo avere il patrocinio gratuito. L’Acer ci aveva trovato anche una casa che mi avevano detto “fatta per lei”. A Campegine. Poi però quel Comune ha detto che non se la sentiva... Ci sembra che tutti ci voltino le spalle...».
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