Gazzetta di Reggio

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«I disturbi psichici in netto aumento negli ultimi anni»

di Luciano Salsi
«I disturbi psichici in netto aumento negli ultimi anni»

Ieri mattina il convegno sui 40 anni della legge Basaglia Gaddomaria Grassi: «Basilare il contributo della comunità» 

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REGGIO EMILIA . Ricorre domani il quarantennale della legge Basaglia, che diede il via alla chiusura degli istituti psichiatrici pubblici. Se n'è parlato ieri in sala Tricolore nel convegno “Legge 180/78, per una società senza manicomi”. Il vicesinsaco, Matteo Sassi, l’aveva annunciato non come una manifestazione celebrativa, ma come momento di riflessione aperto a tutti i cittadini. In realtà sono intervenuti, dopo i saluti delle autorità, solo i relatori ufficiali: il direttore del Dipartimento di salute mentale Gaddomaria Grassi, la storica Valeria Babini, lo psichiatra Luigi Tagliabue, il presidente della Consulta Emilia-Romagna Enzo Morgagni, rappresentanti dell'associazione Sentiero Facile Pietro Spada e Marina Tincani. La riforma fu fortemente voluta dal Pci, ma approvata a larghissima maggioranza perché ispirata a principi liberali e a due pilastri dell’ideologia borghese, la famiglia e l’azienda. Alla prima è affidato il compito gravoso dell’assistenza, alle cliniche private accreditate il trattamento dei casi gravi che il servizio sanitario non riesce a prendere in carico. A Gaddomaria Grassi chiediamo di delineare un bilancio della legge Basaglia.

Dopo 40 anni solo l’Italia ha chiuso i manicomi. Gli altri Paesi civili li hanno aperti e ammodernati, dimettendo molti pazienti e creando servizi territoriali, ma senza abolire gli ospedali psichiatrici. Siamo i primi della classe o abbiamo ecceduto?

«L’Oms cita il caso italiano come un modello di eccellenza. In tutto l’Occidente si è fatta una politica di apertura, ma si guarda all’Italia per la deistituzionalizzazione della psichiatria. Dopo 40 anni si può dire che quella scommessa utopica è una strada percorribile».

Rimangono, però, le cliniche private. Una contraddizione?

«Le case di cura private, come le strutture pubbliche, devono rispettare i limiti di capienza e di durata dei ricoveri fissati dalla legge. Sono un centinaio i malati reggiani ospitati a Villa Maria Luigia di Monticelli, a Villa Igea e Villa Rosa di Modena. Nessuno vi può essere rinchiuso contro la sua volontà e la degenza non può superare i settanta giorni, mentre nei manicomi si prolungava per decenni e riguardava migliaia di persone. Sono trattamenti intensivi, mentre quelli riabilitativi, che durano fino a sei mesi, si praticano nelle residenze psichiatriche pubbliche La Corte, Il Borgo e la seconda villetta di via Amendola a Reggio, Arca del Fiume a Guastalla, Villa Valentini a Scandiano e in quella di Castelnovo Monti».

Prossimamente il servizio Diagnosi e Cura, ubicato in locali indegni, sarà trasferito a Correggio. Non sarebbe stato meglio realizzare una sede nuova sempre a Reggio, nel centro della provincia, e nei pressi del Santa Maria, dove esiste un reparto di rianimazione per i tentati suicidi?

«C’erano diversi progetti, ma non siamo arrivati a una conclusione. Tuttavia abbiamo concordato che ci sarà un medico rianimatore reperibile anche a Correggio e che il pronto soccorso di Reggio avrà a disposizione un presidio psichiatrico. La sede nuova avrà anche un giardino».

Nel mondo i disturbi psichici stanno aumentando. Si riscontra una crescita anche qui?

«Sì. Rimangono costanti le psicosi gravi, ma aumentano quelle indotte dalla tossicodipendenza, i disturbi del comportamento alimentare e gli attacchi di panico. Inoltre si prevede che nel 2020 la depressione sarà la seconda patologia più diffusa dopo i disturbi cardiovascolari».

Molti travisando lo stesso Basaglia sono convinti che la cosiddetta malattia mentale sia solo frutto di disagio familiare o sociale. Quali sono le cause?

«I disturbi psichici sono una realtà e hanno un’origine multifattoriale, biologica, psicologica e sociale. La schizofrenia ha una componente genetica, ma il condizionamento socioculturale è alla base delle tossicodipendenze e dei disturbi alimentari. La famiglia può essere un fattore di rischio, ma anche di protezione. La sua collaborazione è fondamentale per la riabilitazione del malato. Il decorso della malattia e la guarigione dipendono dal riconoscimento precoce e dal contributo della comunità nel suo insieme». (l.s.)

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