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«Il problema riguarda anche le elementari»

«Il problema riguarda anche le elementari»

Il comandante provinciale dei carabinieri, Buda: «L’età dei bulli si sta abbassando sempre di più»

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REGGIO EMILIA . «L’età dei minori che si macchiano di bullismo si sta abbassando sempre di più. Le lezioni dell’Arma, dalle superiori si sono spostate alle scuole medie e abbiamo avuto qualche richiesta perfino dalle elementari». Il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Antonino Buda, sottolinea come il fenomeno del bullismo sia sempre più allarmante, manifestandosi non solo tra gli adolescenti, ma anche tra i pre-adolescenti.

Come mai questo abbassamento dell’età?

«A nostro avviso è associato al consumo di droghe leggere; parallelamente stiamo infatti registrando un aumento del consumo di stupefacenti tra i giovanissimi. Fino a qualche anno fa non era nemmeno pensabile. Sia chiaro: non è questo il caso. Qui si manifestano una prepotenza e un’arroganza sempre esistite, ma che al giorno d’oggi sono amplificate dall’uso dei social».

È la faccia negativa dei social network?

«Sì, un social come Instagram ormai viene usato da tutta questa fascia d’età. La piazza virtuale amplifica questo tipo di prevaricazioni. E soprattutto amplifica il senso di frustrazione delle vittime. Una volta episodi del genere restavano confinati alla classe o all’istituto. Ora l’attività denigratoria ha un’eco molto più vasta, portando anche a conseguenze estreme: penso ai suicidi, come insegna la cronaca nazionale».

Episodi di bullismo si registrano non solo nelle scuole, ma anche alle fermate dei bus o sui mezzi pubblici. È nato anche un dibattito sulla necessità di un presidio sui mezzi pubblici. Lei cosa ne pensa?

«È ovvio che le forze dell’ordine non possono essere presenti ovunque, non è possibile. Noi cerchiamo di intervenire alla fonte, incontrando i minori nei loro luoghi d’aggregazione. In funzione di questo, con i comandanti di compagnia, soprattutto in questo periodo di fine anno scolastico abbiamo intensificato gli incontri negli istituti. Spesso è l’Arma a proporre di organizzare tra i banchi “lezioni” pro legalità e anti-bullismo, ma di recente sono prevalentemente gli insegnanti e i dirigenti, molto sensibili al tema, che chiedono la nostra presenza. Oppure chiedono una visita delle classi nelle caserme: sta diventando una costante nelle stazioni minori. Mi fa molto piacere, perché questo aumenta la fiducia e la confidenza delle giovani generazioni, per le quali la divisa deve essere un punto di riferimento. Al contempo abbatte la ritrosia a rivolgersi ai carabinieri di fronte ad una difficoltà».

Spesso le vittime minorenni, come il ragazzo pedinato dal bus e aggredito in via Nobili, sono restìe a denunciare: in quel caso il padre ha dovuto insistere. È così?

«Certo, perché purtroppo l’esposizione mediatica produce vergogna da parte della vittima. Chi subisce non si deve vergognare, non mi stancherò mai di ripeterlo. L’importante è che si sporga querela e si rappresentino i fatti, il che serve sia ad individuare i responsabili sia ad evitare che l’accaduto si ripeta. Solo sulla scorta di fatti emersi le istituzioni riescono ad intervenire nella maniera più adeguata; questo credo sia alla base di tutto».

Un altro aspetto, riferito da un autista di Seta, è che i minori individuati come responsabili di soprusi non subiscono conseguenze penali adeguate, in virtù della loro età.

«Per i minori di 14 anni è prevista la non imputabilità; la nostra legislazione è impostata così, a differenza di quella americana. Quindi non ci sono conseguenze penali di rilievo, a meno che non si tratti di un pluri-recidivo».

Però di recente alcuni giudici di Reggio hanno condannato un minore a svolgere lavoretti a servizio della comunità: lei è favorevole?

«Sì, questa è una soluzione che bisognerebbe incrementare, perché forse serve a far crescere ed è più funzionale al recupero del minore disagiato, se lo innestiamo all’interno di un sistema educativo più incisivo. Perché il comportamento conflittuale dei minori è lo specchio dell’educazione che si impartisce loro».

Ragazzini che non si fanno scrupolo di alzare le mani. Intende dire che imitano il cattivo esempio degli adulti?

«Esatto, il bullismo tra ragazzini è in linea con la conflittualità individuale. Sono sempre più frequenti gli interventi dell’Arma per litigi tra conoscenti, parenti o condomini. Alle fermate dei bus, nelle sale giochi, nei parchi: ogni occasione di incontro può essere foriera di diverbio e si passa subito alle vie di fatto, gli adulti come i minori. Non siamo ancora ai livelli di altre metropoli italiane, ma dal punto di vista sociale occorre intervenire, prima che sul fronte della sicurezza pubblica, sull’aspetto della prevenzione».

I genitori come reagiscono di solito?

«La reazione è diversificata. Nella stragrande maggioranza i genitori, superata la sorpresa e la sconcerto iniziale, si mostrano disponibili a denunciare e collaborativi. Sono rarissimi i casi di rifiuto. Occorre “fare rete” tra famiglia, scuola, parrocchia e caserma». (am.p.)

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