Gazzetta di Reggio

Reggio

Pd, Marchi beato fra le donne anti renziane

di Roberto Fontanili
Pd, Marchi beato fra le donne anti renziane

L’ex parlamentare fra i primi firmatari dell’appello contro la mancata parità di genere nelle liste

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REGGIO EMILIA . Le donne del Pd l’hanno messa giù dura e non hanno accettato supinamente di essere estromesse per lasciare spazio in Parlamento ai colleghi maschi. E per oggi hanno promosso a Roma un’iniziativa di protesta le cui conclusioni saranno portate il 19 maggio prossimo all’assemblea nazionale Pd. “TowandaDay” è l’evento- protesta partito dalle donne Pd e che poi ha viaggiato anche sui social, per denunciare quella che hanno definito «una gestione sbagliata e mortificante delle candidature femminili al plurinominale». Fino ad ora oltre un migliaio le firme raccolte. Anche a Reggio, dove a sottoscrivere l’appello sono state una trentina di donne e due soli uomini: Alberto Giovannelli del circolo Pd di Casalgrande e l’ex parlamentare Maino Marchi, per giorni il primo e unico uomo a sottoscrivere il documento.

«L’ho firmato – spiega – perché ne sono convinto. Il fatto poi che siano solo due gli uomini forse è dovuto alla semplice ragione che non è stato loro chiesto di farlo. Io l’ho fatto perché lo ritengo un’azione conseguente a quando ho sempre sostenuto».

L’appello nazionale, spiegano i promotori reggiani, «chiede un cambiamento e una riscossa collettiva dopo l’arretramento sul tema della rappresentanza politica femminile e la crisi di identità dello stesso Pd, confermata anche dal risultato elettorale».

E così tutto si salda. Il fatto che il Pd in proporzione abbia eletto un numero inferiore di donne rispetto alle altre forze politiche, nonostante lo statuto Pd parli di parità di genere, e che a fare le liste sia stato Matteo Renzi. A sottolinearlo lo stesso Marchi, che aggiunge: «Ho quasi dato le dimissioni quando in prima lettura alla Camera della legge elettorale Italicum a voto segreto ci fu la bocciatura di diversi emendamenti sulla parità di genere. Una votazione avvenuta dopo che Renzi ospite in tv da Fabio Fazio in sostanza disse che la parità di genere riguardava i posti di lavoro e altre cose ma non la politica».

L’Italicum venne corretto, ma poi è stata la volta della nuova legge elettorale, il Rosatellum, con cui si è andati al voto. Una legge che a detta di Marchi andava nella giusta direzione e con regole che salvaguardavano la parità di genere. «Ma la cosa fenomenale – conclude Marchi – è che si è usata la pluralità della candidature, che doveva servire affinché i piccoli partiti potessero avere i loro dirigenti, in modo diverso. In realtà è stata usata dal Pd e quindi da Renzi per far fuori le donne e fare in modo che qualche candidato uomo riuscisse a entrare in Parlamento. Il risultato finale è che noi siamo il partito che in proporzione ha il minor numero di donne elette, nonostante lo statuto del Pd dica tutt’altro».

Ecco quindi le motivazioni di Marchi in vista di un appuntamento che è aperto a tutte le donne «per far uscire una proposta sulla base di principi di equità e di democrazia paritaria». Forse si spiega anche così, scorrendo l’elenco della trentina di donne esponenti Pd firmatarie dell’appello, l’assenza di quelle che ritengono di essere tra le principali esponenti dell’area renziana in consiglio comunale e nella giunta di Luca Vecchi.

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