Presidio alla Pamm di Roteglia per «trasferimento improvviso»
Castellarano, lavoratori in protesta ieri mattina davanti allo stabilimento: «Vogliono licenziarci» Enrico Semprini di Si Cobas: «Un tentativo di confino». Giovedì il confronto tra azienda e sindacato
CASTELLARANO. Erano solo undici, ma con la determinazione di mille. Sventolando le bandiere rosse di Si Cobas, si sono piazzati davanti all’ingresso della Pamm di Roteglia, una delle realtà più importanti del settore imballaggi per macchine e impianti industriali, ostacolando i camion in entrata e in uscita. Lo sciopero è durato poco più di cinque ore, dalle 6 alle 11.30 di ieri mattina. Sul posto c’erano anche i carabinieri e gli agenti della Digos.
«La motivazione che ha spinto al presidio – commenta Enrico Semprini, rappresentante sindacale Si Cobas di Modena – è l’apparizione di un foglio in bacheca nel quale c’era scritto che i nostri undici iscritti, operai alle dipendenze di Pamm, e due interinali, sarebbero stati trasferiti dal capannone in cui attualmente lavorano a un altro magazzino, con orario di lavoro modificato. Non è un problema di distanza, i due capannoni distano a dir tanto 500 metri, ma gli spostamenti, di qualunque tipo, vanno comunicati e concordati con il sindacato».
Quell’avviso in bacheca, inoltre, è stato interpretato dai diretti interessati come «un’anticamera di licenziamento».
«Tra lavoratori e azienda c’è un contenzioso aperto da tempo – spiega Semprini – che si sta cercando di ricomporre. La controversia riguarda soprattutto aspetti comportamentali, e dipende da difficoltà relazionali tra azienda e lavoratori. Abbiamo tentato di risolvere il problema con una serie di incontri, ma a fine aprile non siamo riusciti a organizzarci e l’incontro è saltato. Non ci aspettavamo che un ritardo di qualche giorno potesse tradursi in quello che invece si è verificato: un foglio in cui si comunicava il trasferimento quasi immediato dei nostri iscritti. Spostare proprio quegli undici operai, più i due interinali, in un magazzino a loro riservato, ci è sembrato un tentativo di confino. Tanto più – aggiunge – che questi lavoratori sono gli ultimi a essere rimasti alle dirette dipendenze della Pamm, che negli ultimi anni ha deciso di avvalersi di lavoratori che dipendono da altre cooperative. Comunque i nostri timori sono stati in parte confermati durante il presidio: il magazzino in cui i lavoratori avrebbero dovuto essere trasferiti non è ancora operativo, e per questo, la settimana prossima, i lavoratori avrebbero dovuto mettersi in ferie forzate. Se ci fossero state le motivazioni tecniche se ne sarebbe potuto parlare, ma così...».
Dopo un confronto tra sindacato e azienda, è stato deciso che gli operai, al momento, non saranno trasferiti e resteranno a lavorare nello stesso capannone fino all’incontro tra le parti fissato per giovedì pomeriggio.
«Durante la nostra rivendicazione sindacale di ieri mattina – sottolinea Semprini – abbiamo fatto presente all’azienda che alcune delle cooperative a cui si appoggia stanno usando stratagemmi irregolari per pagare meno tasse: nelle buste paga dei loro dipendenti compare la dicitura “Trasferte Italia”, anche se i lavoratori non sono autisti né trasportatori, e magari vanno a lavorare ogni giorno in bicicletta. Questo escamotage è usato da parecchie cooperative in Italia, per abbassare i costi della manodopera: dal momento che la voce “Trasferte Italia” non è tassata, vi fanno confluire gli straordinari, in modo da non dover pagare le tasse. Purtroppo, nonostante i lavoratori siano assolutamente inconsapevoli di essere evasori, l’Agenzia delle Entrate si rifà su di loro, costringendoli a pagare multe salatissime, anche diecimila euro al mese. Quello che accade non è una responsabilità diretta di Pamm, ma dell’intermediatore; tuttavia Pamm dovrebbe svolgere il ruolo di garante».
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