Gazzetta di Reggio

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«Una sentenza che umilia le vittime dell’amianto»

Correggio, dure reazioni della Cgil dopo l’assoluzione di Franco Ponti «I responsabili di queste stragi continuano a godere di impunità, è inaccettabile»

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CORREGGIO. «Si tratta di una sentenza che lascia inevasa la legittima richiesta di giustizia delle vittime, e che conferma l’inadeguatezza della macchina giudiziaria nell’accertamento delle responsabilità nelle stragi di amianto e della conseguente condanna penale dei responsabili, che continuano a godere di una sorta di impunità».

La sentenza del processo al proprietario della Cemental di Correggio, Franco Ponti, imputato per il decesso per mesotelioma di Luciano Nanetti e lesioni gravi (asbestosi) di Paolo Montanari, e assolto «perché il fatto non sussiste», ha provocato profondo sconcerto e delusione nella numerosa delegazione di familiari delle vittime della Cemental, dell’Afeva Emilia Romagna e di Casale Monferrato, della Cgil provinciale, regionale e nazionale.

«Aspetteremo le motivazioni della sentenza per comprendere compiutamente l’esito del processo – dicono dal sindacato – possiamo però valutare alcuni fatti sufficientemente acclarati anche nell’ambito di questo processo: sono più di 20 i decessi per mesotelioma causati dalla Cemental, fra cui tre cittadini di Correggio che mai hanno lavorato nell’azienda ma vivevano nelle vicinanze della fabbrica, a questi si aggiungono 9 tumori al polmone, 14 malati di asbestosi e 9 placche pleuriche. Si tratta di morti e di malati strettamente riconducibili alla lavorazione dell’amianto. La Cemental porta il triste record di incidenza di mesoteliomi anche rispetto alle altre aziende di lavorazione del cemento-amianto in provincia di Reggio Emilia, con circa il 10% in più».

Il sindacato ribadisce, poi, che mentre dalla fine degli anni ’50 si lavorava l’amianto senza alcuna precauzione e protezione dei lavoratori, e senza informarli del rischio che correvano, «dal 1976 le verifiche dell’Ausl confermano i dati completamente fuori norma rispetto ai limiti previsti dalla legge, come anche le verifiche del 1983-1985. Solo nel 1988 la Cemental raggiunge i valori standard: un anno prima di chiudere. Da qui la specifica responsabilità di Franco Ponti. Nel 1986 il Comune di Correggio aveva chiesto il trasferimento dello stabilimento a causa della sua pericolosità, ma solo nel 1989 la fabbrica cessa la produzione con l’uso dell’amianto».

Ma, secondo il sindacato, il processo mette in luce altri aspetti importanti: «Troppo spesso nei processi viene concessa dignità scientifica a tesi prodotte da periti al soldo delle aziende, spesso sconfessati dalla comunità scientifica. Non sappiamo tutto su queste malattie, ma ne sappiamo a sufficienza, e conosciamo come si svolgeva il lavoro nelle aziende, per chiedere condanne “oltre ogni ragionevole dubbio” dei responsabili».

Infine la denuncia: «È scandaloso che diversi ex-sindaci, nell’ambito del dibattimento processuale, abbiano di fatto coperto la responsabilità dei Ponti e che addirittura sia stato fatto un appello pubblico per garantire la loro impunità. Pretendiamo che giustizia sia fatta».

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