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Cultura, Reggio è al bivio

Stefano Scansani
Cultura, Reggio è al bivio

Firma dell'accordo con il Museo Ermitage

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REGGIO EMILIA. Che sia la volta buona? Reggio Emilia dopodomani mette la sua firma su un accordo di dimensione internazionale. In un mondo dove tutto è “international” potrebbe sembrare quasi un dovere o un’ovvietà. Se non sei global sei nessuno. Nel caso così non è, perché l’accordo riguarda un territorio assai inesplorato da Reggio Emilia, da inventare, da scoprire: fare cultura.

L’appuntamento è a San Pietroburgo. Il sindaco Vecchi con il presidente della Fondazione “Palazzo Magnani” Zanichelli sottoscriveranno con il direttore dell’Ermitage Mikhail Piotrovsky un protocollo di collaborazione.

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Cioè Reggio Emilia (il Comune col suo braccio operativo delle arti) e il grande museo avvieranno iniziative e coproduzioni, scambi ed esposizioni. È una di quelle formule che appunto l’imprenditoria chiama partnership internazionale e che il primo cittadino definisce “un passo determinante”.

Non immagino come si dice in russo. Ma per noi è “bivio”. Il bivio. Cioè un’occasione intrigante per cavare fuori la città dalla catasta di preconcetti che in ambito culturale la vedono storicamente marginale, la collocano in un ruolo operoso, economico, produttivo e dinamico, ma non intellettuale. Come se fra tutti questi aggettivi non vi fossero comunicazioni e armonie.

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S’è fatto il tempo (da molto tempo) di immaginare la produzione culturale oltre le grandi mostre di pezzi dipinti o scolpiti, e al di là dei prestiti di opere altisonanti.

La relazione privilegiata con l’Ermitage consente a Reggio Emilia di immaginare eventi e percorsi di primo livello proprio attraverso i “talenti” della nostra città: l’educazione e la sua didattica; Fotografia Europea; il balletto. La collaborazione o la coproduzione con l’Ermitage rappresenteranno un accreditamento, una patente internazionale.

Ma è necessario essere all’altezza in almeno tre questioni tattiche e strategiche sperimentate da altre città che ora o nel passato recente hanno intessuto relazioni con il museo di San Pietroburgo. Reggio deve costituire una propria regìa strutturata e specializzata. Reggio deve profittare dell’occasione con equivalenza e attenzione dettagliata, liquidando una volta per sempre il vecchio alone della subalternità. Reggio deve essere consapevole del bivio, perché l’impegno per il profilo culturale non è un sussulto o una circostanza. Deve essere sistematico. Bisogna crederci.

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Le buone intenzioni ci sono, vanno strutturate, allargate. Rammento la riforma del ruolo della Fondazione “Palazzo Magnani” che l’amministrazione comunale interpreta come il motore della vita culturale della città. Oltre questo impulso non è rinviabile la costituzione di una rete fattiva fra tutte le realtà intellettuali, l’Università, i luoghi d’impegno sociale, storico e scientifico. La consapevolezza del bivio si fa con la partecipazione.

Allora, solo così, si potranno concretizzare un po’ di sogni. Che potrebbero partire in modo classico per gli appassionati del rinascimento per arrivare a collaborazioni inedite multidisciplinari sulla contemporaneità. Dal prestito (è un esempio) del Ritratto di Dama del Correggio pezzo forte della collezione italiana dell’Ermitage e gran rebus reggiano del 1520, fino al coinvolgimento di Aterballetto in un evento di pittura, musica, movimento da proporre anche ad altre città.

Che cos’è l’internazionalità? Mi piace un’intuizione dell’intellettuale russo Vladimir Vladimirovič Nabokov: “Quando noi ci concentriamo su un oggetto materiale, ovunque esso si trovi, il solo atto di prestare ad esso la nostra attenzione può farci sprofondare involontariamente nella sua storia”. Ecco, concentrarsi sulla storia, che è puro presente. Reggio è al bivio.

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