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CULTURA REGGIO È AL BIVIO

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CULTURA REGGIO È AL BIVIO

S’è fatto il tempo (da molto tempo) di immaginare la produzione culturale oltre le grandi mostre di pezzi dipinti o scolpiti, e al di là dei prestiti di opere altisonanti.La relazione privilegiata...

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S’è fatto il tempo (da molto tempo) di immaginare la produzione culturale oltre le grandi mostre di pezzi dipinti o scolpiti, e al di là dei prestiti di opere altisonanti.

La relazione privilegiata con l’Ermitage consente a Reggio Emilia di immaginare eventi e percorsi di primo livello proprio attraverso i “talenti” della nostra città: l’educazione e la sua didattica; Fotografia Europea; il balletto. La collaborazione o la coproduzione con l’Ermitage rappresenteranno un accreditamento, una patente internazionale.

Ma è necessario essere all’altezza in almeno tre questioni tattiche e strategiche sperimentate da altre città che ora o nel passato recente hanno intessuto relazioni con il museo di San Pietroburgo. Reggio deve costituire una propria regìa strutturata e specializzata. Reggio deve profittare dell’occasione con equivalenza e attenzione dettagliata, liquidando una volta per sempre il vecchio alone della subalternità. Reggio deve essere consapevole del bivio, perché l’impegno per il profilo culturale non è un sussulto o una circostanza. Deve essere sistematico. Bisogna crederci.

Le buone intenzioni ci sono, vanno strutturate, allargate. Rammento la riforma del ruolo della Fondazione “Palazzo Magnani” che l’amministrazione comunale interpreta come il motore della vita culturale della città. Oltre questo impulso non è rinviabile la costituzione di una rete fattiva fra tutte le realtà intellettuali, l’Università, i luoghi d’impegno sociale, storico e scientifico. La consapevolezza del bivio si fa con la partecipazione.

Allora, solo così, si potranno concretizzare un po’ di sogni. Che potrebbero partire in modo classico per gli appassionati del rinascimento per arrivare a collaborazioni inedite multidisciplinari sulla contemporaneità. Dal prestito (è un esempio) del Ritratto di Dama del Correggio pezzo forte della collezione italiana dell’Ermitage e gran rebus reggiano del 1520, fino al coinvolgimento di Aterballetto in un evento di pittura, musica, movimento da proporre anche ad altre città.

Che cos’è l’internazionalità? Mi piace un’intuizione dell’intellettuale russo Vladimir Vladimirovič Nabokov: “Quando noi ci concentriamo su un oggetto materiale, ovunque esso si trovi, il solo atto di prestare ad esso la nostra attenzione può farci sprofondare involontariamente nella sua storia”. Ecco, concentrarsi sulla storia, che è puro presente. Reggio è al bivio.

Stefano Scansani

s.scansani@gazzettadireggio.it. ©RIPRODUZIONE RISERVATA



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