Gazzetta di Reggio

Reggio

«Sara poteva essere salvata»

«Sara poteva essere salvata»

Carpineti: lo dice la perizia voluta dal pm. Sequestri ai nuovi indagati per la morte della barista

2 MINUTI DI LETTURA





CARPINETI. La svolta nelle indagini sulla morte di Sara Teneggi sta producendo ancora effetti tangibili. L’esito dell’autopsia depositata nei giorni scorsi aveva stabilito che la morte era avvenuta a causa dell’uso di metadone e non di cocaina, come si pensava invece in precedenza. Circostanza che aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati di altre tre persone, portando a sei quelle coinvolte nella morte nell’ottobre 2017 della barista di 29 anni, trovata cadavere nella sua camera da letto nella casa di Carpineti. Ora, secondo quanto trapela, tra i nuovi indagati ce n’è almeno uno destinatario di un’ordinanza di sequestro, avvenuto nei giorni scorsi.

La procura sta cercando di sapere chi abbia fornito alla ragazza il metadone, potente analgesico che, per chi non ha già un’alta tolleranza agli oppiacei, può portare a scompensi anche letali.

Ad aggravare le posizioni di alcuni indagati c’è poi l’affermazione riportata nella consulenza tecnica d’ufficio sulle cause della morta di Sara. «Un intervento sanitario tempestivo avrebbe verosimilmente consentito di contrastare gli effetti tossici del metadone e sostenere le funzioni vitali della ragazza, aumentandone le possibilità di sopravvivenza» scrivono il medico legale Antonio Osculati e al tossicologo forense Claudia Vignali, ai quali è stata assegnata la consulenza il 16 ottobre 2017 da parte del sostituto procuratore Stefania Pigozzi, che sta proseguendo con le indagini. Fino a pochi giorni fa erano ferme a tre le persone indagate: un albanese di 36 anni e due italiani, un 36enne di Casina e un milanese 44enne, ritenendo che possano avere avuto un ruolo indiretto nel decesso della giovane che viveva con la madre a Pantano di Carpineti. Al centro di questa vicenda c’è l’abuso di sostanze tra droga e alcol, che per la procura ha causato il decesso dalla ragazza, volto noto in montagna per aver lavorato in diversi bar. I reati ipotizzati sono tre: morte come conseguenza di altro reato, spaccio e per i due italiani anche omissione di soccorso.

Enrico Lorenzo Tidona

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google