Pd-Mdp in tilt sul parcheggio CarServer
Maggioranza spaccata sulla richiesta di trasformare per sempre l’area del deposito auto di Cella da agricola a produttiva
REGGIO EMILIA. Quando la delibera è stata portata in giunta, i due assessori Mdp-Art.1, Matteo Sassi e Mirko Tutino, hanno deciso di non votarla. E adesso che il documento si appresta ad arrivare in Sala del Tricolore, all’interno della maggioranza in consiglio si registrano tensioni alle stelle. Pd e Mdp sono ai ferri cortissimi sul tema della rigenerazione urbana e del consumo di suolo. Il motivo? La delibera 170 del 2017 per l’adozione di una variante al Piano Strutturale Comunale (Psc) e al Regolamento Urbanistico ed Edilizio (Rue), con la quale – in base a una legge regionale – l’amministrazione è chiamata a trovare una soluzione definitiva su alcune autorizzazioni, rilasciate in passato a titolo temporaneo, per l’insediamento in zone agricole di attività specialistiche come demolitori, rottamazioni o macinazioni, campi di prova e depositi all’aperto.
IN SOSPESO. Si tratta di autorizzazioni concesse in territori rurali, tra il 1999 e il 2014, che nel corso degli anni hanno avuto ripetute deroghe. Ma che, adottando in consiglio la variante, otterrebbero un via libera definitivo, di fatto trasformando singoli terreni agricoli in aree produttive “isolate” e destinate ad attività compatibili.
I SEI CASI. Sono sei i casi contemplati dalla delibera, pari alle richieste di regolamentazione avanzate da altrettante realtà reggiane, finiti recentemente al centro di un’infuocata riunione di maggioranza, dove fra i consiglieri Pd e quelli Mdp i toni sono stati accesi più che mai: Aeroclub Tricolore (che chiede di regolamentare una pista per ultraleggeri a Masone), Negri Remo Snc e Benassi srl (che fanno richiesta per le rispettive aree in cui svolgono attività di trituratori di inerti), Reire Srl (azienda che chiede di ampliare il proprio stabilimento, che si trova in un’area classificata già come produttiva, nella vicina area classificata come agricola). Ma anche – e soprattutto – la Itco srl (che chiede di regolarizzare un deposito materiali) e CarServer, il colosso del noleggio auto controllato dal Consorzio Cooperativo Finanziario per lo Sviluppo (Ccfs), che ha presentato una richiesta di regolamentazione per un deposito auto a Cella.
BRACCIO DI FERRO. Proprio su queste ultime due richieste la maggioranza si è spaccata. Da un lato i consiglieri Mdp, che propongono di non concedere le autorizzazioni definitive, ritenendole non del tutto compatibili con la delibera e con la lunga trafila normativa che ne è all’origine. Dall’altro il Pd, che invece spinge per regolarizzare tutte e sei le richieste. In pratica, da Mdp-Art.1 considerano le attività di Itco e di CarServer trasferibili in aree già urbanizzate, senza trasformare in aree produttive gli attuali terreni agricoli.
PUNTI DI VISTA. «Chiediamo di fare scelte coraggiose – afferma il capogruppo Mdp, Lanfranco De Franco – Questa giunta ha avuto il coraggio di prendere in mano la partita della aree produttive in zone agricole, ereditata dalle scorse amministrazioni, tentando di risolvere questioni temporanee da decenni. Bisogna però fare una valutazione di merito: bisogna consumare meno suolo possibile. Abbiamo fatto varianti in riduzione. E spero che ce siano altre. Ma in quelle due aree non credo ci sia interesse pubblico a trasformarle definitivamente da agricole a produttive. Per gli altri casi, c’è interesse che le attività siano fuori dal centro abitato. Sono ricreative, oppure sollevano polveri. Per un parcheggio non capisco quale sia l’interesse pubblico di mantenerlo in una zona di campagna». La pensa diversamente il capogruppo Pd, Andrea Capelli. «È proprio parlando nel merito che la collocazione del parcheggio CarServer è ideale: si trova in corrispondenza della fine della tangenziale nord che sta per esser realizzata. A livello di impatto urbanistico è una collocazione perfetta, situandosi in un’area interclusa fra ferrovia, via Emilia e tangenziale. Senza contare che l’area è già urbanizzata da anni».
TRATTATIVA IN CORSO. Allo studio, c’è l’ipotesi di spacchettare la delibera, portando il voto in consiglio per ciascuno dei sei casi. Un’ipotesi tuttavia sulla quale sono in corso valutazioni. Non tanto – e non solo – per il rischio che il Pd vada sotto (pericolo considerato dai dem poco concreto, nel caso in cui i 17 consiglieri Pd votino in maniera compatta), quanto proprio per evitare che una questione urbanistica di interesse generale si trasformi in valutazioni disomogenee su singoli casi.
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