Aemilia, parlano i pm «Dalle indagini fiscali è poi spuntato il clan»
Ndrangheta: per la Dda in Emilia si è radicata una cosca La requisitoria dell’accusa si snoderà per tre udienze di fila
REGGIO EMILIA. Con la prima delle tre udienze fissate per la requisitoria dei pm antimafia Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, parte oggi quell’autentica “maratona” di due-tre mesi (difficile fare delle previsioni) che porterà all’emissione di una storica sentenza.
Infatti ormai la volata è lanciata per arrivare alla conclusione del maxiprocesso Aemilia che dal 23 marzo 2016 si sta svolgendo nell’aula-bunker creata ad hoc nel tribunale di Reggio Emilia. Entro luglio o agosto si chiuderà il primo grado del procedimento per mafia più voluminoso quanto ad imputati coinvolti (sono 148) mai tenutosi nel Nord Italia, secondo solo a quello incardinato da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nell’aula-bunker di Palermo.
Per la prima volta in Emilia-Romagna è stato costruito un complesso impianto accusatorio contro un clan marchiato ‘ndrangheta. Una lista infinita di capi d’imputazione, con l’associazione mafiosa come accusa più grave (contestata a 34 persone). Secondo l’accusa si è radicata una cosca autonoma dalla casa madre Grande Aracri di Cutro (Crotone). Alla sbarra non solo presunti boss e picciotti, ma anche colletti bianchi ed esponenti delle forze dell’ordine.
Nel novembre di tre anni fa, in avvio della requisitoria illustrata nell’udienza preliminare di Aemila tenutasi a Bologna, il pm Mescolini aveva spiegato come era partita l’inchiesta antimafia talmente sviluppatasi da portare ad oltre duecento indagati: «L’associazione a delinquere di stampo mafioso era emersa in tutta la sua evidenza – aveva spiegato il magistrato della Dda di Bologna – mentre i carabinieri indagavano su reati ordinari: false fatture, usura, estorsioni, che poi si sono rivelati reati “satellite” del sodalizio mafioso. Un’associazione che è emersa in tutta evidenza e a sorpresa, oltre che di un livello criminale inedito». Secondo gli inquirenti, la pista giusta imboccata sarebbe stata quella relativa a Giuseppe Giglio e Romolo Villirillo, per poi allargarsi a dismisura.
Impressionanti i “numeri” espressi in oltre due anni di dibattimento dal maxiprocesso Aemilia: 164 udienze (sinora), 40 parti civili, centinaia di testimoni, tremila studenti fra il pubblico, circa 100mila pagine di intercettazioni trascritte, 200mila pagine di atti processuali. Il tutto “condito” in aula da tensioni, testimoni impauriti e pentiti arrembanti (particolarmente tese le deposizioni dei collaboratori di giustizia Giuseppe Giglio, Antonio Muto e Salvatore Muto).
D’ora in avanti saranno tre le udienze settimanali nell’aula-bunker: martedì e giovedì (sino alle 19.30), sabato sino alle 14. I due pm parleranno per tre udienze (15-17 e 19 maggio). Dal 24 maggio sarà la volta delle arringhe di parte civile, per poi approdare alle arringhe dei difensori previste dal 29 maggio sino al 30 giugno. In luglio le repliche di pm e avvocati, poi esaurita quest’ultima fase la Corte entrerà in camera di consiglio per uscirne con l’attesa sentenza.
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