Gazzetta di Reggio

Reggio

dopo il caso-signifredi 

Il pentito Valerio chiede protezione «Minacciato in aula»

Il pentito Valerio chiede protezione «Minacciato in aula»

REGGIO EMILIA. Il misterioso pestaggio del collaboratore di giustizia Paolo Signifredi sta creando non poco allarme fra i pentiti di ’ndrangheta, specie a due che hanno parecchio a che fare con il...

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Il misterioso pestaggio del collaboratore di giustizia Paolo Signifredi sta creando non poco allarme fra i pentiti di ’ndrangheta, specie a due che hanno parecchio a che fare con il maxiprocesso Aemilia.

In primis Antonio Valerio che non ha fatto mistero – intervenendo la scorsa settimana dalla località segreta in videoconferenza con dichiarazioni spontanee – di sentirsi nel mirino, parlando di «minacce ricevute in aula» e che non sarebbero state colte perché espresse usando un inquietante linguaggio ’ndranghetistico. Il pentito ritiene di essere stato minacciato da due imputati e l’ha fatto presente al collegio giudicante affinché alla questione venga dato il giusto peso, proprio alla luce di quanto accaduto a Signifredi. Quest’ultimo, oltre ad essere coinvolto nel processo di mafia Pesci, era stato sentito ad Aemilia, come del resto un altro collaboratore di giustizia non secondario considerato figura “storica” nelle vicende di ’ndrangheta, cioè Angelo Salvatore Cortese. Da quanto “filtra” anche Cortese avrebbe chiesto – tramite il proprio legale – agli inquirenti antimafia maggiore tutela non solo per sè ma anche per i suoi familiari.

Un grado maggiore di sicurezza, perché l’aggressione a Signifredi viene “letta” dagli altri pentiti come un cupo messaggio per tutti. Fra l’altro c’è il sospetto che la “falla” nel sistema protettivo di Signifredi possa essersi aperta quando ha partecipato – in tribunale a Reggio Emilia – ad un altro processo che lo vede coinvolto. (t.s.)



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google