«Cutresi discriminati? Dirlo è indecoroso»
Dito puntato contro la tesi secondo cui le accuse sarebbero generalizzazioni ai danni della comunità
REGGIO EMILIA. «La difesa degli ’ndranghetisti di questo processo si basa sull’assunto che se si parla di ’ndrangheta si fa del male ai calabresi. Questo è inaccettabile». Marco Mescolini ha parlato per sei ore circa ieri durante la prima giornata delle tre che la procura ha indicato per poter discutere il processo Aemilia. Il sostituto procuratore, ieri, non ha solo messo in fila fatti per corroborare gli indizi di colpevolezza e giungere poi alle richieste di pena. Ha anche cercato di smontare l’architrave difensiva che segna un filo conduttore tra le decine di imputati. Prima di tutto che questo sia un processo solo su delle false fatture. E secondo che i delitti ascritti sono tanti e tali da ricondurre l’associazione a una consorteria mafiosa. Attorno a questa c’erano state nel tempo diverse riunioni, «riunioni di ’ndrangheta» ha sottolineato in serata la pm Beatrice Ronchi, «non semplici cene d’affari».
L’azione coordinata messa in piedi dal 2012 a difesa - in teoria - della comunità cutrese, sarebbe quindi solo fumo negli occhi secondo Mescolini. «Abbiamo parlato più volte dell’Aier, associazione edile reggiana che tale non era perché riuniva imprenditori di origine cutrese e che legava gran parte degli imputati - dice Mescolini - Non ci risulta nulla di illecito nell’Aier, ma la citiamo come un tentativo rispetto al quale c’era certamente una grande solidarietà da parte di chi oggi è imputato. Non per niente Antonio Gualtieri era uno dei rappresentanti dell’Aier. Dal 2009 Aier chiede di vendere tutto al Comune. Il Comune dice di no. È un dato di fatto che nel momento in cui cominciano ad esserci dei nemici degli ’ndranghetisti, questi dicano che c’è dell’invenduto ma che sembra che sia solo loro, in particolare di Sarcone Gianluigi, di Brescia Pasquale... Non che c’è una crisi mondiale. Dovremmo quindi dire che questo succede a danno solo di taluni degli imprenditori di origine calabrese che sono a Reggio Emilia? Ma seriamente? Chi è venuto a farlo in questo processo lo ha fatto a mio parere in modo indecoroso. E forse qualcuno voleva che si continuasse a fare».
Parole come pietre anche su alcuni testi, non imputati nel processo, come il consigliere comunale Salvatore Scarpino, che aveva palesato timori per la propria comunità di origine. «Faccio riferimento anche a Scapino - dice il pm - è stato sentito in aula e, salvo che un processo per carità toglie le parole, sfido nella rilettura dei verbali qualcuno che abbia dato un senso compiuto e in italiano del senso di generalizzazione». Secondo il pm tacciare l’accusa così come chi ha combattuto la consorteria di generalizzazione è un atto preciso. «La difesa anche degli ’ndraghetisti è tutta qui, dicono “non generalizzate!”. Ma chi generalizza?». E ancora: «Trovo che nessuno dei testi indotti dalla difesa abbia dato sostenibilità a questa tesi della generalizzazione. È solo strumentale contro la reazione da parte delle istituzioni, dal prefetto in giù». (e.l.t.)
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