«L’incendio dei 9 camion di Reggiolo esempio dell’omertà al Nord»
Nove camion bruciati, un’impresa in ginocchio, la famiglia delle vittime che non parla e un’indagine che sembra giungere a un vicolo cieco. Poi la svolta, quando l’antimafia intercetta un fax diventato prova dell'omertà
REGGIO EMILIA. Nove camion bruciati, un’impresa in ginocchio, la famiglia delle vittime che non parla e un’indagine che sembra giungere a un vicolo cieco. Poi la svolta, quando l’antimafia intercetta un fax emblematico che buca il muro dell’omertà. Stiamo parlando dell’incendio doloso della notte del 6 novembre 2012 ai danni dell’azienda Bonifazio Trasporti Srl a Corte Aurelia, a Reggiolo.
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Fino a un paio di anni fa è stato considerato un rogo senza precedenti in tutta Italia per il numero di veicoli dati alle fiamme contemporaneamente in un solo contesto, «neppure in quelle tradizionalmente contrassegnate dalla presenza del crimine mafioso». Poi altri incendi simili al nord lo hanno scalzato. Un rogo ancora senza mandanti chiari, ma condito da omertà e che, ha ribadito ieri il pm Marco Mescolini durante la requisitoria del processo Aemilia, fa capire che gli incendi sono un segnale chiaro e purtroppo compreso a pieno dalle vittime, che non parlano.
«Dovrei parlare 8 ore dell’incendio dei camion di Bonifazio - ha tuonato ieri Mescolini ai giudici del collegio di Aemilia - Era una estorsione nei confronti di Badalamenti, creditore di Bonifazio. Quell’incendio è un fatto di una gravità assoluta. Fiamme che arrivano oltre il tetto di questo tribunale. E la gente che non parla! È veramente indice di quanto erano capaci di intimidire costoro. È provato in modo indiscutibile: un’omertà famigliare di fronte alla distruzione di una vita».
Proprio quel fax - usato per non essere in teoria intercettati - che riproduciamo nella foto qui a fianco, è la prova principe del radicamento del sistema ’ndranghetistico. Lo scrisse la figlia di Bonifazio, avvertendo che a Nicolino Sarcone e Blasco «Franco gli ha detto il messaggio che gli ha mandato papà a Nicolino e gli ha detto che papà sa che non sono stati loro».
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