L’autobiografia censurata è ritornata nelle librerie
Romano Giannini era stato querelato per diffamazione dai figli di un amico «Ci raccontava l’abilità con cui spacciava quadri falsi, per noi ragazzi era un eroe»
REGGIO EMILIA. In città vive un toscanaccio che, condendo la capacità professionale con l'irruente e salace verve della sua terra, ha fatto prosperare la sua agenzia d'assicurazioni e altre iniziative a cui s'è dedicato, fra cui il San Valentino Golf Club e i circoli d'Equitazione e del Casino. Si chiama Romano Giannini. Arrivato in ottima forma all'età di 82 anni, ha appena ripubblicato la prima parte della sua spassosa autobiografia con il titolo “Ho paura che mi prenda per il culo” che è tutto un programma di autentiche zingarate da “Amici miei”. In realtà l’aveva già stampata Tecnograf nel 2010, ma pochi mesi dopo fu costretto a ritirarla dalle edicole a causa della querela inoltrata dai figli di un suo amico che lo accusavano di averlo diffamato. Quattro anni dopo, con sua grande soddisfazione, il tribunale di Reggio lo assolse con una sentenza del giudice Andrea Rat. Quindi ora Giannini ripresenta il suo libro in versione integrale con la dicitura “assolto perché il fatto non sussiste”, che campeggia sulla copertina. Gliel'ha pubblicato Edizioni Bertani & C. e da lunedì è in vendita nelle edicole di tutta la provincia al prezzo di 20 euro. Per i reggiani queste 350 pagine in cui l'autore racconta i primi 21 anni della sua vita trascorsi sul mare a Cecina, in provincia di Livorno, sono solo un antipasto. In settembre uscirà il seguito, con il titolo “È la vita, bellezza!”, in cui è rievocata la lunga permanenza nella nostra città, iniziata nel 1965, insieme ai nove anni trascorsi precedentemente a Carpi. Già nel 2010, peraltro, la sua prima prova era stata accolta con entusiasmo dall'editor Francesca Parravicini e poi dai lettori, fra i quali Umberto Bonafini, l'ex-direttore della Gazzetta di Reggio a lui legato da un'amicizia innescata dall'affinità di carattere. Questo il suo giudizio, riportato nel retrocopertina: «Il libro è scritto in cecinese stretto con abbondanza di acca aspirate, articoli e preposizioni tronche. È scritto bene. Lo si legge tutto d'un fiato e man mano che scorrono le pagine la figura dell'autore ci appare dinanzi in un misto alla Neri Tanfucio oppure alle battute del conte Mascetti... Si tratta di un'enorme Supercazzola prematurata con scappellamento a destra».
«Il titolo del libro – spiega l'autore – è una frase che un amico delle Casine, rione periferico di Cecina, ha confessato a un altro amico del centro in merito a una mancata telefonata-invito in occasione di una visita importante a Reggio Emilia, mia città di adozione e residenza». Il padre dei querelanti è uno dei personaggi più caratteristici. «Per noi ragazzi – ricorda Giannini – era il nostro eroe. Ci divertiva raccontando le sue imprese di viveur e l'abilità con cui spacciava nei paesi vicini quadri e gioielli falsi».
L’arguzia piccante dei cecinesi è la nota ricorrente. «Ho riportato – riferisce Giannini – molte delle incredibili battute che si scambiavano in paese e sulla vicina spiaggia di Cecina Mare. Alcuni dei più famosi autori e attori comici, Pietro Garinei, Gino Bramieri e Walter Chiari, venivano ogni estate da noi per ascoltarle e per imparare». Le prime esperienze erotiche i giovani di allora le vivevano nei postriboli. L’autore rievoca con nostalgia la sua iniziazione avvenuta in un lussuoso casino di Livorno, fingendo di essere maggiorenne per potere entrare. (l.s.)
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