Gazzetta di Reggio

Reggio

ANDAVA VELOCE MA SALUTAVA SEMPRE TUTTI

di don EMILIO LANDINI

Da sei anni non si vede più in città quel prete in tonaca con testa scoperta protetta da capelli ordinati che pedalava forte in bici ogni stagione dell’anno, anche con la neve. Era conosciuto da...

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Da sei anni non si vede più in città quel prete in tonaca con testa scoperta protetta da capelli ordinati che pedalava forte in bici ogni stagione dell’anno, anche con la neve. Era conosciuto da moltissimi e lui conosceva tanti. Pur andando veloce in bici riusciva a salutare con la voce, con il gesto della mano, con il sorriso. Di lui era noto soprattutto il nome, don Claudio, meno il cognome: Iori originario di Canali. Col diploma di ragioniere in quegli anni aveva davanti a sé una invidiabile carriera. E invece a 18 anni entrò nel seminario di Albinea per iniziare gli studi teologici in vista della ordinazione sacerdotale. Ordinato sacerdote nel 1954, collaboratore del parroco a Montecchio per un anno, in città a San Pietro per due anni, a Ospizio per quattro anni.

Avrebbe voluto dedicarsi interamente alla pastorale, ma lo tradì quella specialità di ragioniere che lo condusse in Curia fino a diventare direttore dell’ufficio amministrativo, un incarico normalmente arido, esposto al rischio di contese. Ma il sorriso, l’amabilità di don Claudio riuscì a umanizzare, anzi a dare calore e dialogo cordiale anche a un incarico arido. Dove andava quel prete con tanta spinta in bici? Al mattino presto a dir messa alle suore del Buon Pastore in viale Umberto I, poi di corsa a incontrare malati all’ospedale o in case di cura per presentarsi poi puntuale in Curia al suo tavolo di lavoro. E all’ospedale andava due/tre volte al giorno, anche a sera inoltrata. L’incontro con lui era rasserenante e invogliava al dialogo malati, operatori sanitari e parenti.



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