Anziana morì ustionata, assolta l’operatrice
L’88enne, ospite di una struttura assistenziale, fece una doccia fatale per un guasto alla caldaia
REGGIO EMILIA. Assolta perché il fatto non sussiste. Si è concluso con un’assoluzione con formula piena, emessa dal gip Giovanni Ghini – in fase di udienza preliminare, dopo quattro anni di indagini – il procedimento a carico di Daniela Arduini, 59 anni, l’operatrice socio sanitaria accusata di omicidio colposo per il decesso dell’88enne ospite alla casa di riposo “I Girasoli”, morta ustionata durante una doccia.
«Mia madre si è uccisa da sola?», ha commentato delusa una delle figlie della vittima alla lettura della sentenza. Il dramma risale alla mattina dell’11 novembre 2014, quando l’anziana – che non era in grado né di muoversi, né di parlare, né di esprimersi a gesti – adagiata su una barella venne accompagnata a fare una doccia, subendo ustioni sul corpo. Intorno alle 13 l’addetto alla manutenzione si accorse che usciva acqua caldissima dai rubinetti e ne vietò l’uso, chiedendo l’intervento di Iren sulla caldaia: il tecnico poi chiarì che si era verificata la rottura meccanica della valvola che regola la temperatura del teleriscaldamento.
A quel punto si collegò l’acqua bollente alle chiazze apparse sull’anziana che, trasferita al Centro Grandi Ustionati di Parma, morì dopo undici giorni tra atroci sofferenze.
In seguito alla denuncia dei familiari, dopo perizie e controperizie, la pm Maria Rita Pantani (ieri sostituita dalla pm Giulia Stignani) ha accusato l’operatrice, che si era allontanata per pochi secondi per prendere l’asciugamano.
La Arduini (ieri assente in aula) ha sempre negato ogni addebito. Nella sua arringa di ieri, durata quaranta minuti, l’avvocato difensore della donna, Bruno Rocchetti, ha sostenuto la tesi che l’impianto (senza ombra di dubbio guasto) causava dei getti d’acqua intermittenti e bollenti che potevano, in modo improvviso, provocare ustioni; se così non fosse stato, secondo il legale l’operatrice si sarebbe ustionata a sua volta durante le manovre. D’altronde l’assistente che si trovava nella stanza a fianco ha dichiarato di non aver notato nulla di anomalo, durante l’operazione di lavaggio.
«Il giudice ha ratificato che non ci sono state colpe specifiche – commenta l’avvocato Rocchetti – Non posso esprimere soddisfazione per la mia cliente, perché questa è una vicenda troppo triste. Di certo c’è sollievo da parte di una Oss che ha lavorato per decenni con onore». Più duro l’avvocato Francesco Di Tano, che rappresenta i familiari dell’88enne, parti lese che non si sono costituiti parte civile. «L’obiettivo per noi era avere giustizia ed evidenziare le carenze nella cura degli anziani non autosufficienti: la cronaca recente ha fornito vari esempi. Preoccupa che sotto il profilo penalistico non si sia trovato un colpevole. Mi riservo altre considerazioni quando saranno pubblicate le motivazioni della sentenza, tra 90 giorni: solo allora riusciremo a capire se il decesso della signora sia stato commissivo od omissivo».
È tuttora in corso la causa civile intentata dai familiari della vittima contro la società che gestisce tutte le case protette comunali (prima Rete, ora Asp Reggio Emilia Città delle Persone). (am.p.)
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